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domenica 10 settembre 2017

MICHELA GRAZIANI, Il peggior insulto

Elissa, la narratrice: Caro pubblico, oggi racconterò una storia ambientata nella nostra amata Firenze e incentrata sul tema delle risposte pronte e ponderate. È bene che sappiate che era usanza diffusa tra i giovani quella di riunirsi in brigate. Si trattava di gruppi di uomini che si divertivano, festeggiavano e guerreggiavano insieme indossando gli stessi abiti. Questi sostenevano le spese della brigata collaborando e offrendo a turno la cena all’intera compagnia. La brigata di cui ci occupiamo oggi è quella di Betto Brunelleschi. Da tempo i suoi componenti desideravano coinvolgere Guido Cavalcanti, uomo stimato perché sapiente, saggio ma soprattutto ricco. È così che un giorno la brigata incontrò messer Guido nel cimitero di Santa Reparata intento a meditare, com’era suo solito, su questioni filosofiche. Il suo scopo era indagare sull’esistenza di Dio da lui stesso messa in dubbio. Decisero dunque di andare a parlare con lui.

Cavaliere della brigata 1: Compagni andiamo a disturbarlo, proviamo a parlare con lui.
Cavaliere della brigata 2: Eccolo!
Cavaliere della brigata 1: Caro Guido, davvero non capisco perché non ti vuoi unire a noi e ancor meno riesco a comprendere la ragione per cui ti ostini a dimostrare l’inesistenza di Dio: proprio non ne capisco l’utilità.
Guido: Sapete, non mi importa ciò che dite, a maggior ragione se vi rivolgete a me qui, in questo posto, a casa vostra.
Guido abbandona il gruppo ed esce di scena.
Cavaliere della brigata 1: Non è possibile, se ne va così?
Cavaliere della brigata 2: E con questo? Cosa voleva insinuare?
Cavaliere della brigata 1: Bah, proprio non saprei…
Messer Betto: Ma come? Sul serio non capite? Ci ha appena attribuito il peggior insulto che potesse mai essere formulato: ci ha paragonato a dei morti. Ci ha privato di ogni dignità disprezzandoci per l’ignoranza di cui siamo schiavi.
Cavaliere della brigata 1: Che umiliazione! Che vergogna!
Cavaliere della brigata 2: E come dargli torto… dopotutto non siamo stati neanche in grado di cogliere il significato della sua offesa. Ci ha presi in giro, si è beffato di noi che nemmeno ce n’eravamo resi conto.
Cavaliere della brigata 1: Già, hai ragione. Ci siamo cascati tutti, tutti tranne te Betto che per la tua sottigliezza e perspicacia meriti di essere nominato nostro capo-brigata.

Cavaliere della brigata 2: Evviva messer Betto! Sia lodata la sua astuzia!

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