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domenica 10 settembre 2017

CLAUDIA CAVAZZI, Pazzi e morti

Nella Firenze dell’epoca caratterizzata da contrade di gentil uomini che si riunivano per mostrare le loro ricchezze, ne spiccava una in particolare, la brigata di Betto Brunelleschi, la quale si era ingegnata più volte per arruolare al suo interno il signor Cavalcante de’ Cavalcanti, abile oratore, conosciuto e ricchissimo che però non aveva mai concesso al gruppo il privilegio della sua presenza. Un giorno lo incontrarono in un cimitero:
A: “Compagnia! Andiamo a dargli fastidio”
B: “Eccolo là”
A: “Guido, per un motivo o per un altro ti rifiuti di entrare a far parte della nostra compagnia e ti ostini a voler dimostrare l’esistenza del Dio in cui credi, ma cosa farai quando scoprirai che non esiste?”
G: “Miei cari, quello che mi dite proprio non mi tocca, soprattutto se mi parlate a casa vostra.”
A: “Questo Guido è proprio pazzo”
B: “Hai ragione, dice parole prive di senso logico”
Betto: “Poveri stupidi! I pazzi siete voi ma ancora non l’avete capito. Guido ci ha appena insultato poiché ci ha paragonati a dei morti: ha detto infatti che queste tombe sono la nostra casa, dimora di ignoranti come noi.”
A: “Ora capisco, che vergogna.”
B: “Come biasimarlo… non ci siamo resi conto della presa in giro. Siamo proprio degli stupidi.
A: “Siamo tutti degli stolti tranne Betto! Sei stato l’unico ad accorgerti dell’insulto”

B: “Hai ragione, Betto, ti nominiamo nostro capo”

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