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Lo spettacolo "Romolo va in pensione" della III H 2015-16 rappresentato all'Arena del Sole

Presentazione di “Romolo va in pensione” della III H ESABAC del Liceo Linguistico “Laura Bassi” di Bologna Il booktrailer “Romolo...

domenica 10 settembre 2017

Appunti 2016-17 classe III H

Gli appunti dell'esperienza di alternanza scuola-lavoro della classe III H del Liceo Linguistico ESABAC "Laura Bassi", svolta nell'anno 2016-2017, sono stati trascritti e/o rivisti e corretti dagli alunni: 

CAVAZZI CLAUDIA, EL BOUADILI IBTISSAME, FABBRI ELISABETTA, FRATTI VERONICA, GABRIELLI EMANUELE, GALLI LORENZO, GRAZIANI MICHELA, GROSSO GIUDITTA, LONGHI LUCIA, MARMO LUCREZIA, MAZZUCCHELLI RAQUEL, MELCHIONDA ANNA, MENGOLI SOFIA, NEGRINI FRANCESCA, PASINI CELESTE, RUGGERI CAMILLA, SARCINA ALESSIA, SELLERI MICHELE, TASSI CARLOTTA, TERLIZZI EMMA, TRIZIO SOFIA, VARANI ALICE.

Teatro Arena del Sole
Il professor Pietro Valenti, direttore del teatro nazionale L'arena del Sole, come introduzione all'attività di scuola lavoro ci ha presentato gli aspetti principali riguardanti il funzionamento di un teatro, come la produzione di uno spettacolo e il rapporto tra direttore e regista. Ha esposto le sue opinioni e le sue esperienze personali descrivendoci in modo dettagliato gli ambienti e le persone che compongono un teatro usando come esempio l'Arena del Sole. Questo Teatro ha come obiettivo principale di mettere il pubblico in relazione con lo spettacolo e di fargli scaturire una reazione. Perché ciò avvenga è importante la vicinanza fra l'attore e lo spettatore che è data anche dall'ambiente nel quale si svolge lo spettacolo, poiché questo è condizionato dal numero di persone che fanno parte del pubblico. Nel caso dell'Arena del Sole la sala Salmon, di 240 posti, garantisce un rapporto immediato tra spettatore e pubblico in quanto la lettura dello spettacolo risulta più chiara e forte, mentre il teatro delle Moline, di 60 posti, è stato trasformato in un cantiere per sperimentare un percorso lavorativo di teatro. La sala di maggiore capienza ha 800 posti, ma come ha detto il professore quasi mai si riesce a riempire l'intera platea.
Il teatro però non è fatto solo da spazi ma anche, e soprattutto, da persone che lavorano insieme per mettere in scena uno spettacolo, che generalmente richiede circa due anni di lavoro, colui che ne gestisce la realizzazione e il responsabile di produzione. Uno spettacolo può partire o dall'idea di un regista, o dal desiderio di un direttore di lavorare con una determinata compagnia.
Una volta scritto il testo la prima scelta da compiere per produrre una rappresentazione è la selezione degli attori e della scenografia, ne seguirà poi la costruzione della scena.Gli attori dovranno imparare a memoria la loro parte, e anche i tecnici addetti alle musiche e alle luci dovranno seguire le indicazioni scritte sul copione apposito. Solo successivamente alla prova generale la compagnia metterà in scena lo spettacolo davanti al pubblico nella prima performance chiamata Prima.La riuscita di uno spettacolo è quindi un grande risultato dato dalla collaborazione di più persone che formano una compagnia. Quest’ultima esprime attraverso lo spettacolo i linguaggi del teatro: le parole, quindi la scelta del testo; le luci; la musica; i costumi; la scenografia.
Il teatro è una palestra,dove la gente si allena per raggiungere i propri obiettivi e mediamente gli spettacoli organizzati in un anno variano tra i 10 e i 15.
I valori del teatro sono: Il saper ascoltare e la curiosità.Inoltre questo permette di scoprire cose,di cui normalmente non ci si accorge.
La drammaturgia è alla base del teatro contemporaneo che si pone la necessità di trasmettere pochi concetti,ma correttamente.
Il teatro nelle scuole è un modo per imparare il linguaggio teatrale e i meccanismi dietro ad esso.
Ci sono vari percorsi di formazione teatrale:
-La scuola di Roma ,che è considerata  la migliore.
-La scuola di Milano,che  ha un metodo di  formazione più moderno.
-Le scuole all'interno dei teatri.
-La Bottega Artigiana, permette di lavorare con un artista  che porterà il partecipante a fare il suo primo spettacolo.

STAGIONE TEATRALE:
Ha un ritmo che va dall'alto verso il basso ed è impossibile fare una stagione piatta con gli stessi spettacoli.
Ci sono quattro categorie:
1 regista,testo e attori importanti (alto)
2 categoria in cui può mancare uno dei membri della prima (basso)
3 spettacoli di ricerca (basso)
4 attori con attrazioni particolari (alto)
Perché gli spettacoli siano scelti devono: produrre molto e sono obbligati ad offrire una drammaturgia anche non italiana
Gli spettacoli di lunga durata sono molto diffusi  e investono su tutto il fisico della persona.

Pietro Valenti, durante l’incontro si è occupato anche della spiegazione della fondazione ERT (Emilia Romagna Teatro) che è attiva dal 1977 e dal 1994 è diretta dallo stesso Valenti. Attualmente di questa fondazione fanno parte la regione dell’Emilia Romagna, Modena, Bologna e Cesena che hanno le rispettive sedi di produzione nel “Teatro Storchi” e “Teatro delle Passioni” a Modena, “Teatro delle Moline” e “Arena del Sole” a Bologna e “Teatro Bonci” a Cesena. ERT è prima di tutto un centro di produzione teatrale che propone al pubblico circa una dozzina di spettacoli annuali. Oggi ERT collabora con molte compagnie internazionali con le quali porta avanti progetti che favoriscono lo scambio di esperienze tra i vari registi e attori, italiani e stranieri.


NATALE IN CASA CUPIELLO
Approfondimento sul regista
Eduardo De Filippo, figlio d’arte, nacque nel 1900 a Napoli dal commediografo Eduardo Scarpetta, che ha lavorato in ambito teatrale anche come attore, e da Luisa De Filippo, sarta di teatro.
Dapprima Eduardo lavorò come attore, ma successivamente intraprese la carriera di drammaturgo e regista.
Di seguito entrò in una compagnia del teatro umoristico chiamata “I De Filippo”, fondata dal suo fratellastro Vincenzo Scarpetta, recitando insieme a tutti i suoi fratelli: Giuseppe De Filippo e Titina De Filippo.
L’opera
"Natale in casa Cupiello" è una tragicommedia (una rappresentazione teatrale che unisce il tragico e il comico) composta dal commediografo, regista e attore napoletano Eduardo De Filippo nel 1931 che riscosse da subito grande successo. La scena si svolge a Napoli in cinque giorni durante le festività natalizie ed è ambientata all'interno delle mura domestiche, principalmente nella sala da pranzo e nella camera da letto. L'opera racconta le vicende della famiglia Cupiello. Il protagonista è Luca un uomo molto legato alla ritualità che mostra un'eccessiva maniacalità per il presepe. Proprio questa sua ossessione genera equivoci e malumori all'interno della famiglia che poco a poco si sgretola. Originariamente la commedia si componeva di un unico atto al quale successivamente sono stati aggiunti un atto iniziale e uno finale che completano il nucleo centrale. Il modo di presentarsi di questo spettacolo a chi  guarda è insolito. Difatti nella prima parte è del tutto assente la scenografia, e sul palco sono disposti i vari protagonisti. Con lo svilupparsi della trama tutto diventerà più chiaro e comparirà anche la scenografia. I personaggi stessi sono presentati quando entrano in scena (anche se,come già detto, sono già posizionati sul palco) , quindi in momenti differenti. Ruolo di fondamentale importanza è giocato dalla moglie Concetta, che rappresenta l’opposto del marito in quanto lei prova a rimediare al lento declino  provocato dal marito, facendosi carico della situazione familiare. Questa situazione è metaforicamente rappresentata in ben’ due scene. Nella prima è rappresentata Concetta che traina un carro con il vecchio Luca sopra, e in un secondo luogo traina sullo stesso carro tutti i componenti della famiglia.Gli altri personaggi più importanti sono:Tommasino, il figlio di Concetta e Luca, Pasquale, lo zio, la figlia Ninuccia, suo marito e infine il suo amante. Tutti questi personaggi si scontreranno l’uno con l’altro per vari motivi,ma alla fine tutti si ritrovano attorno al letto di Luca (che per via di questi scontri è impazzito in quanto ha continue allucinazioni e addirittura gli viene un ictus) sul punto di morte. L’opera si conclude con il padre che chiede al figlio Tommasino se gli piace il presepe e lui,che fino a quel momento aveva sempre risposto di no in modo stizzito,in quel momento risponde di si in modo malinconico e con le lacrime agli occhi proprio mentre suo padre muore e si immerge nella gioiosa allucinazione di un “enorme presepe nei cieli”.
Antonio Latella
Antonio Latella nacque in provincia di Napoli nel 1967. Fu un regista di fama europea, infatti si trasferì all’estero e lavorò in Germania. Prima di diventare regista egli lavorava come attore. All’età di trent’anni diresse uno dei corsi dell’Ecole des Maitres (scuola per giovani attori) mentre sette anni dopo, nel 2001, vinse il premio UBU che gli attribuì un grande riconoscimento teatrale.
La sua ispirazione è rivolta a Shakespeare: egli afferma che ogni regista dovrebbe avere un punto di riferimento su cui basarsi.
Sebbene egli analizzi un’opera e la riformuli secondo la sua interpretazione, una sua caratteristica importante è quella di non “tradire” il testo, ovvero di recitarlo nella sua interezza accentuando perfino gli accenti e rispettando le didascalie. Il termine “tradire” ha, per l’appunto, la stessa etimologia della parola tradizione.

INCONTRO A TEATRO 30/01/2017
Il teatro è una macchina complessa, che risponde a  molti meccanismi lavorativi e che è composta da più elementi. Per rendere possibile il teatro e, quindi, la costruzione di uno spettacolo, occorre l’integrazione di mestieri che spaziano anche in campi molto differenti gli uni dagli altri. Per mettere in scena uno spettacolo occorrono almeno diciotto professionisti diversi:
-Gli elementi fondamentali sono gli attori e il pubblico, in funzione del quale lo spettacolo viene costruito.
-Le persone che scrivono o riadattano il copione e che si occupano di dirigere lo spettacolo sono il regista e l’aiuto regista.
-Sono necessari, poi, gli addetti alla messa in scena e a tutto ciò che appare sul palco o che facilita la recitazione: il light designer, lo scenografo, il tecnico del suono, i facchini (vale a dire coloro che si occupano di trasportare le strutture della scenografia sul palco), il siparista, il costruttore (colui che crea le strutture della scenografia).
-Esistono poi numerose persone che si occupano di preparare gli attori nell’interpretazione del personaggio: il costumista, il sarto, il truccatore, il parrucchiere.
-Infine, sono fondamentali coloro che lavorano nel teatro e organizzano le stagioni teatrali o la produzione di specifici spettacoli: i principali sono l’amministratore e il produttore.
E’ presente, infine, il ruolo della maschera che lavora durante gli spettacoli in stretto rapporto con gli spettatori accogliendoli  all’ingresso, controllando i biglietti e accompagnandoli ai loro posti.
LA STORIA DEL TEATRO:
Il teatro come lo conosciamo noi oggi nacque durante il Rinascimento,intorno al 1500 circa,a Ferrara,dove la famiglia Este, che governava la città, fece un primo tentativo. All’epoca, le corti funzionavano grazie a un gruppo di persone che aiutavano il signore,e gli Este capirono che per tenere il potere saldo nella città,bisognava fare delle cerimonie pubbliche, ricche e sfarzose a cui avrebbero partecipato la corte,la popolazione e le corti vicine. Per rendere divertenti queste feste,decisero di organizzare degli spettacoli, in particolare delle commedie latine tradotte in italiano. Si generó così una macchina organizzativa complessa: non esistevano i teatri,quindi bisognava costruire un palcoscenico,una platea,delle scene,degli effetti speciali,tradurre i testi,scegliere gli attori,.. e per fare tutto ciò erano necessarie persone che imparassero questi mestieri. Tra queste persone il migliore era Ludovico Ariosto, un abile amministratore dei territori della famiglia Este che venne mandato in Garfagnana per liberare il territorio dai banditi. Scrisse un’opera molto famosa l’Orlando Furioso. Ariosto mise in piedi grandi spettacoli complessi che però non erano fatti da professionisti. Nello stesso periodo nacquero i fuochi d’artificio, venivano realizzati con la polvere da sparo ed erano utilizzati negli spettacoli. Alcuni anni dopo, nel 1540 a Padova, un ristretto gruppo di persone cerca di utilizzare il teatro come forma di guadagno. Nacquero i comici dell’arte ovvero una forma d’arte improvvisata e composta da un praticabile ovvero una semplice tavola di legno che poteva essere montata e smontata rapidamente, e cosa più importante poteva essere trasportata di citta in citta; grazie a questa nuova specie di “palco” aumentarono molto le vendite. Per la prima volta all’interno di questi spettacoli recitavano anche le donne. I comici dell’arte viaggiavano molto in tutta Europa, le compagnie erano composte da 7-8 persone di cui uno è il capo-comico; la particolarità era che i copioni erano sempre gli stessi ed erano molto utilizzate le acrobazie piuttosto che le parole perché così era comprensibile per tutti gli spettatori. Oggi questo tipo di produzione è riconosciuta nel circo.
INCONTRO A TEATRO DEL 31/01/2017
Durante il Rinascimento verso la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500 si assiste alla nascita del teatro, nella città di Ferrara tramite la famiglia Este: famiglia nobiliare che hanno governato prima a Ferrara, poi a Modena e hanno inventato il primo tentativo di teatro moderno.
Gli Este facevano manifestazioni pubbliche  impressionanti dal punto di vista visivo, come ad esempio cerimonie all'interno delle corti , in cui si dimostrava la propria potenza . Col tempo per renderle più appetibili e divertenti , gli Este decisero di mettere in scena commedie latine , soprattutto di Plauto.
I teatri in quel periodo, non esistevano come edifici, ma ad ogni evento si costruiva, si preparavano gli effetti speciali e si dipingeva scene e preparativi per lo spettacolo.
La famiglia Este per riuscire a elaborare una cerimonia raffinata affidarono la trascrizione degli spettacoli a Ludovico Ariosto, poiché era un impegno che da soli non potevano svolgere, richiede molto tempo libero a disposizione.
Il teatro moderno, dunque, nasce come attività ed espressione all’interno della politica e come emanazione del potere.
Col tempo, gli spettacoli all’interno delle corti si diffusero in tutto il mondo, e a Padova negli anni ‘40 ci sono i comici dell’arte , che decisero di fondare un sistema per commerciare gli spettacoli, per fare del teatro un vero e proprio guadagno.
La Commedia dell’arte è composta da spettacoli non particolarmente raffinati o ricercati: infatti, il loro scopo è quello di divertire. Ma come? Vi sono due modi di far ridere, uno più semplice e uno più complesso: il più diretto è quello che crea una risata immediata (ad esempio, un personaggio che cade o che fa rumori strani), mentre quello indiretto è la battuta, poiché occorre che il sistema di riferimento sia comune sia agli attori sia al pubblico, comprendere l’aspettativa di chi guarda e infine creare una situazione divertente.
A questo punto della storia del teatro, sorge una problematica importante per i produttori di spettacolo: come svolgere il lavoro? Tutto ciò si risolve con la nascita di una logica produttiva. La maggior parte dei produttori pensava più all’aspetto remunerativo dello spettacolo, quindi ricercavano risate e battute semplici, dunque facili da produrre. Eppure vi erano Molière (in Francia) e Goldoni (in Italia) che si opponevano a questa logica produttiva: per le loro opere innovative essi vennero, infatti, pesantemente criticati. Il primo, autore de “Il tartufo” e il secondo, creatore de “La locandiera”, avevano introdotto dei personaggi totalmente rivoluzionari per i canoni della società di quel tempo: rispettivamente l’uomo stupido e ridicolo e la donna scaltra e indipendente.
Ma perché tutta la macchina dello spettacolo funzioni, occorre molto tempo da impiegare per pensare alle battute: occorre dunque pagare chi svolge questo tipo di attività.
Verso la metà dell’Ottocento, Gustavo Modena cercò di risolvere questo problema; egli era un attore, ma si interessava anche di politica. Era figlio di attori e aveva studiato da avvocato; durante i primi moti risorgimentali, si schierò dalla parte del papa contro il governo e per questo fu costretto a scappare in Francia. Qui conobbe Mazzini ed entrò quindi a far parte della Giovane Italia. Per vivere, Gustavo Modena produceva e vendeva bottoni, con l’aiuto della moglie. Durante la sua permanenza all’estero, egli viaggiò in vari Paesi europei, nei quali leggeva pubblicamente Dante; furono proprio queste letture che gli permisero di tornare in Italia. Nel 1848 e negli anni seguenti, partecipò a varie rivolte, ma morì due mesi prima della realizzazione dell’unità d’Italia. Modena lascia però in eredità il suo pensiero: egli credeva in un teatro raffinato e sentiva la necessità che esso fosse di Stato, cioè che educasse tutti i cittadini. Dunque il suo desiderio sarebbe un teatro pubblico per quanto riguarda gli spettatori, ma privato nell’ambito dei guadagni. Gustavo Modena fondò anche una compagnia teatrale, composta dai più grandi attori dell’Ottocento: Adelaide Ristori, Eleonora Duse e Tommaso Salvini; essi giravano il mondo, diffondendo le loro opere teatrali. Durante una loro rappresentazione a Mosca, Tommaso Salvini colpì, con il suo metodo di recitazione, il regista russo Konstantin Stanislavskij (nonostante egli non capisse una parola di italiano).
Il teatro era però un mestiere “rischioso”, in quanto non era mai certa l’affluenza del pubblico e, dunque, del denaro; per questo motivo, Modena e la sua compagnia inventarono l’abbonamento teatrale: lo spettatore pagava un quantitativo fisso all’inizio dell’anno e poteva accedere ad un determinato numero di rappresentazioni. In questo modo, gli attori ottenevano il denaro subito e potevano quindi autofinanziarsi per la produzione di uno spettacolo.
Dall’inizio del Novecento, compare il termine regista: questa figura ha diversi compiti, ma quello principale consiste nel coordinare gli elementi dello spettacolo entro il limite dei soldi a disposizione. Inoltre egli sceglie e crea lo spettacolo da rappresentare: quindi egli deve anche pensare. I primi registi sono appunto generatori di idee; ecco alcuni esempi.
André Antoine sostiene che gli attori debbano avvicinare la loro interpretazione ad un atteggiamento quotidiano.
Konstantin Stanislavskij sostiene a sua volta un atteggiamento quotidiano, ma esagerato nei gesti, che hanno il compito di rappresentare i rapporti sociali fra i personaggi.
Charlie Chaplin sostiene un pensiero molto raffinato, volto alla comicità e alla critica politica insieme.
Inoltre, con l’installazione di impianti elettrici in teatro, il regista ha la possibilità di usufruire della tecnologia per trasmettere agli spettatori un significato aggiunto rispetto alla rappresentazione degli attori.
I registi sono anche fondatori di teatri, ad esempio Nemirovich Dachenko ne ha aperto uno in collaborazione con Stanislavskij; Jacques Copeau era un editore e ha fondato il teatro Vieux Colombier.
Si diffonde, dunque, l’idea di fondare un teatro del popolo  (popolare) e ciò in due sensi: che piace a tutti e che è accessibile a tutti. [Era molto diffusa la costruzione del tabarin, ossia un piccolo teatro unito con un bar.] Un esempio si trova a Berlino: Erwin Piscator ha infatti fondato il Volksbühne (=Teatro del Popolo). Ma per essere “popolare”, un teatro deve piacere, se non a tutti, alla maggior parte; per scoprire ciò che interessa il pubblico, occorre dunque fare dei tentativi e, di conseguenza, di avere tempo e denaro a disposizione.
Nel 1947 a Milano viene fondato il Piccolo Teatro di Milano da Giorgio Strehler e Paolo Grassi: esso sorge in via Rovello, nell’edificio che durante la seconda guerra mondiale era stato una caserma nazista (qui si consumavano diverse torture). In questa struttura, svalutata per la sua storia, si realizza un teatro finanziato dal comune, dove gli spettatori pagano un biglietto basso. Si prova così a creare un teatro d’arte per tutti con due funzioni principali: l’insegnamento e il divertimento. Inizialmente, Strehler era il regista e gestiva una quantità di attori e tecnici fissa.
La figura di riferimento per la nascita di questo teatro a Milano è sicuramente Bertold Brecht, con il suo libro “Teatro di divertimento e teatro di insegnamento”.
Inizia poi a crearsi un’idea moderna di produzione teatrale e nasce il fenomeno del “divismo”, ovvero divinizzare qualcuno per rendere la sua immagine un’icona. Insieme a esso nasce anche lo “Star System”, che prevedeva praticamente gli stessi meccanismi del divismo. Capiscono quindi i meccanismi per guadagnare.
Questo sistema e quello delle corti si intrecciano e creano il teatro di oggi.
Il primo teatro costruito fu il Teatro Olimpico di Verona, ricostruito poi nel 500 da Palladio.
Nel 600 furono costruiti i primi teatri moderni, ovvero “teatri all’italiana”, come il teatro della Scala.
La costruzione dei teatri portò a potenziare il sistema di vendita e creò il sistema di teatri odierno.  
Così i comici dell’arte cominciarono a vendere i propri spettacoli e di conseguenza nacque la figura del proprietario del teatro, l’impresario teatrale (al quale veniva affittato un teatro che ospitava uno spettacolo) e il biglietto teatrale. Questo sistema ebbe origine intorno al 1700 a Venezia. Qui si creò un sistema di teatri che erano la sede di vari spettacoli annuali e per i quali venivano assunti degli autori teatrali che avevano il compito di inventare delle trame da rappresentare durante le stagioni teatrali.
Un autore molto importante fu Carlo Goldoni con la sua nota opera La Locandiera, la quale fu scritta quando Goldoni aveva un contratto con Medebach (proprietario del teatro Sant’Angelo a Venezia).
All’inizio del 1900, il sistema teatrali si complica in seguito alla nascita di nuovi mestieri per esempio il regista che cerca di creare spettacoli più moderni, con l’utilizzo di macchinari più complessi, al fine di soddisfare al meglio le nuove esigenze del pubblico.

INCONTRO A TEATRO DEL 02/02/17

Teatri Nazionali

L’Arena del Sole, dal punto di vista della gestione, è un teatro NAZIONALE (ovvero che viene finanziato dallo stato). Sul territorio Italiano sono presenti sette teatri nazionali a: Milano, Torino, Venezia, Firenze, Roma, Napoli e, infine, l’ E.R.T.
L’ E.R.T (sigla di Emilia Romagna Teatri) gestisce i teatri di Bologna, Modena, Cesena, Vignola, e Castelfranco Emilia.
In particolare a Bologna è presente l’Arena del Sole (contenente due sale, una grande e una più piccola); a Modena si trovano il teatro Storchi (una sola sala piuttosto capiente) e il teatro delle Passioni (una sola sala piccola); a Cesena c’è, invece, il teatro Bonci (unico teatro gestito dall’ E.R.T con struttura all’italiana che contiene circa 700 persone); e, infine, a Vignola e Castelfranco Emilia sono presenti dei teatri più piccoli.
Ma questi non sono gli unici teatri presenti sul suolo emiliano-romagnolo: esistono anche, per esempio, “I Teatri di Reggio Emilia” che sono strutture teatrali autonome, a Parma si trova un teatro stabile chiamato “Teatro Due”, che è di natura privata, oppure a Piacenza e a Ferrara sono presenti due teatri comunali abbastanza importanti.

Obblighi

Ogni teatro ha degli obblighi, che sono determinati da parametri qualitativi e quantitativi.

Gli obblighi di tipo quantitativo sono espressi da dati oggettivi e numerici, quali:
  • la gestione del bilancio teatrale
  • il numero di spettacoli messi in scena
  • il numero di biglietti venduti (e di conseguenza il guadagno ricavato da essi)
  • il numero di persone che potenzialmente possono fruire di tali biglietti

Soffermandoci in particolare su quest'ultimo punto, si può tuttavia facilmente dedurre che si tratta di un dato quasi utopistico, in quanto la permanenza media di uno spettacolo a teatro è di una settimana, e anche solo fisicamente, al di là dell'interesse o meno del pubblico, sarebbe impossibile farne fruire tutti gli abitanti di una città. Per fare un esempio, il teatro Arena del Sole di Bologna presenta 900 posti circa; per far fruire tutta la popolazione di Bologna di uno stesso spettacolo occorrerebbero intorno alle 300 repliche, incompatibilmente col tempo effettivo di permanenza di soli sette giorni.

Gli obblighi di tipo qualitativo consistono nel testare gli spettacoli e metterli a confronto. Scaturiscono da :
  • pareri del pubblico (ricavati attraverso indagini)
  • recensioni di esperti del settore (critici)
  • qualità dei testi di partenza, sia che siano scritti a partire da zero, sia che siano testi classici “di repertorio”
  • valutazioni delle commissioni (composte da critici e non) affinchè esaminino il lavoro dei vari teatri e limitino la soggettività del giudizio
  • premi vinti, che hanno valore riconoscitivo rispetto alla validità e all successo di uno spettacolo e di conseguenza anche di un teatro
  • qualità degli attori facenti parte di una compagnia: tanto più ricco è il curriculum degli  attori stessi, quanto più alto è il loro livello.


In seguito al decreto ministeriale (DM) del 01/07/2014 sono state apportate delle novità al sistema teatrale italiano, che ormai era bloccato da decenni.
Le ragioni di questo cambiamento sono economiche: il sistema precedente era molto costoso e quindi insostenibile in un periodo di crisi.
Il nuovo decreto in sintesi stabilisce quanti soldi sono destinati ai teatri del nostro paese e il criterio secondo cui essi vengono distribuiti.
Le principali novità apportate sono le seguenti:
  • Nascita dei Teatri Nazionali (di cui anche l’Arena del Sole fa parte), che sostituiscono i vecchi teatri statali pubblici
  • Nascita dei TRIC (teatri di rilevante interesse culturale)
  • Contributi per i giovani artisti
  • Erogazione di finanziamenti triennali destinati ai teatri (secondo il criterio del merito)

Lo spettacolo

Dopo esserci soffermati sulla questione dei teatri nazionali, passiamo, dunque, alla funzione di un teatro di questo tipo. Al contrario di ciò che avviene per i teatri di tipo privato, in questo caso la produzione di spettacoli non è finalizzata a un guadagno economico. L’unico scopo dei teatri nazionali è quello di permettere agli spettatori di divertirsi e istruirsi attraverso la visione di uno spettacolo a un costo minimo.

Ma, come nasce uno spettacolo?
  1. Uno spettacolo prende vita da un’idea di un produttore, il quale, poi, la passa a un regista;
  2. Un sopralluogo degli spazi è necessario per capire meglio la futura disposizione dello spettacolo;
  3. Dopo di che si inizia a lavorare sul copione e si iniziano a scegliere gli attori più adatti alla parte (solitamente, è sempre presente un attore più famoso degli altri);
  4. Poi si passa alla progettazione e alla costruzione della sceneggiatura, e alla preparazione dei vestiti;
  5. Circa un mese prima dell’uscita dello spettacolo iniziano le prove, prima nelle sale prova (per una ventina di giorni, circa otto ore al giorno) e, in seguito, sul palcoscenico (pochi giorni prima del debutto);
  6. Nel periodo di prova sul palcoscenico lavorano, allo stesso momento, sia i tecnici che gli attori: solitamente al mattino si imposta la sceneggiatura, al pomeriggio lavorano gli attori e, alla sera, si lavora alla preparazione delle luci;
  7. Dopo il duro lavoro di tutto lo staff teatrale, arriva il momento più atteso da tutti: il debutto.

Incontro del 26/4/2017 - Seconda parte

VIE festival
VIE festival è un festival dedicato al teatro e alla danza che si svolge in ottobre (da ormai 13 anni) ; dura 9/10 giorni, a seconda del numero di spettacoli che vengono presentati (di solito circa 100).
Fondamentale è il ruolo dell’ufficio stampa, che si rivolge ai giornali, cura i rapporti con essi e l’immagine dell’ente che rappresenta, organizza rassegne stampa e scrive comunicati stampa.
Comunicato stampa: testo redatto per diffondere una notizia o rilasciare dichiarazioni ai media.
Conferenza stampa: evento informativo efficace e diretto per comunicare una novità o qualcosa di importante; vi partecipano rappresentanti dell’ente, giornalisti ed un eventuale pubblico. Occorre una scrivere una convocazione per invitare le persone a presenziare.
Programma di sala: foglio gratuito per il pubblico (dato la sera stessa), contiene luogo, trama, data e orari delle repliche di uno spettacolo.

Ospitare uno spettacolo estero in un teatro locale
Quando esordisce uno spettacolo estero, il compito di un qualsiasi teatro ad esso interessato è quello di riuscire a portare la compagnia sul proprio palco.
Occorre dunque stipulare un contratto (nel quale si stabiliscono le condizioni):
  1. oggetto: spettacolo, date e luogo indicate dal teatro ospitante, mentre i giorni occorrenti al montaggio dello spettacolo indicati dalla compagnia.
  2. obblighi della compagnia ospitata: fornire uno spettacolo completo (elementi scenici e attori), avere lavoratori in regola (con le relative assicurazioni), avere l’autorizzazione per testi e musiche, utilizzare materiali che rispettano le norme europee, organizzare il trasporto delle scene e della compagnia.
  3. obblighi del teatro ospitante: fornire il luogo “perfetto” (tutti i macchinari funzionanti, il palco in buone condizioni, etc…), provvedere al personale tecnico e di sala, tradurre il testo e scrivere i sottotitoli, organizzare trasferimenti locali, alloggio e viaggi (se non lo fa la compagnia stessa).
  4. accordi tecnici
  5. accordi economici: cachet (compenso), per diem (ciò che serve per mangiare ogni giorno, circa 30/36 €), rimborso dei viaggi, alloggio
  6. clausole di annullamento: ciò che accade se la compagnia non viene; si stabilisce di chi è la colpa della non rappresentazione dello spettacolo (della compagnia o del teatro). Se non è colpa di nessuno, si definisce act of God (qualcosa che va al di là della volontà umana, come un cataclisma). Se la compagnia non viene, deve rimborsare tutto il cachet.

In un contratto sono importanti anche la schedule e il  budget:
  • schedule: organizzazione delle giornate
  • budget: limite in denaro entro il quale il teatro deve organizzare l’evento; comprende: cachet, per diem, tasse 30%,  alloggio, viaggi, trasporto scena, trasporto locale.






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