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Lo spettacolo "Romolo va in pensione" della III H 2015-16 rappresentato all'Arena del Sole

Presentazione di “Romolo va in pensione” della III H ESABAC del Liceo Linguistico “Laura Bassi” di Bologna Il booktrailer “Romolo...

domenica 10 settembre 2017

Veronica Fratti, Giacomo Nipoti, Alessia Sarcina, A caccia di cene

Personaggi:
Betto Brunelleschi
Guido Cavalcanti
membro della brigata di Brunelleschi


M: «Che cena deliziosa che ci hai offerto oggi, caro amico.»
B: «Mi ringrazierai con il tuo prossimo banchetto.»
M: «Ho già trovato una locanda adatta all'occasione: preparano dei vini di qualità eccezionale.
Questa volta mi farebbe piacere se si unisse a noi il nostro amico Cavalcanti.»
B: «È da tanto che cerco una scusa per invitarlo a far parte della nostra brigata: ci farebbe davvero
onore una persona così intellettuale.»
M: «E soprattutto ci farebbe risparmiare fior di quattrini, invitandoci a sua volta.»
B: «Suvvia, non essere sciocco. Ma eccolo lì che cammina solo nel cimitero.»
M: «Si starà crucciando coi suoi soliti dubbi. Chissà cosa ricava da tutto questo pensare.»
B: «Andiamo a infastidirlo!»
«Caro amico, stai ancora riflettendo sulla non esistenza di Dio? Perché, piuttosto, non ti unisci
alla nostra brigata e ti diverti un po'?»
G: «Signori, ora che siamo in casa vostra potete dirmi ciò che vi pare!»
M: «Guarda come si allontana dai suoi problemi. Non è degno della nostra brigata.»
B: «Ignorante che non sei altro, non capisci che ci ha sminuiti? Ci ha appena detto che il nostro
cervello è tale a quello di un morto: vuoto.»
M: «Ah, come sei intelligente. Tu sì che meriti di essere il capo della brigata!»


Fratti Veronica, Nipoti Giacomo, Sarcina Alessia (III H)

CLAUDIA CAVAZZI, Pazzi e morti

Nella Firenze dell’epoca caratterizzata da contrade di gentil uomini che si riunivano per mostrare le loro ricchezze, ne spiccava una in particolare, la brigata di Betto Brunelleschi, la quale si era ingegnata più volte per arruolare al suo interno il signor Cavalcante de’ Cavalcanti, abile oratore, conosciuto e ricchissimo che però non aveva mai concesso al gruppo il privilegio della sua presenza. Un giorno lo incontrarono in un cimitero:
A: “Compagnia! Andiamo a dargli fastidio”
B: “Eccolo là”
A: “Guido, per un motivo o per un altro ti rifiuti di entrare a far parte della nostra compagnia e ti ostini a voler dimostrare l’esistenza del Dio in cui credi, ma cosa farai quando scoprirai che non esiste?”
G: “Miei cari, quello che mi dite proprio non mi tocca, soprattutto se mi parlate a casa vostra.”
A: “Questo Guido è proprio pazzo”
B: “Hai ragione, dice parole prive di senso logico”
Betto: “Poveri stupidi! I pazzi siete voi ma ancora non l’avete capito. Guido ci ha appena insultato poiché ci ha paragonati a dei morti: ha detto infatti che queste tombe sono la nostra casa, dimora di ignoranti come noi.”
A: “Ora capisco, che vergogna.”
B: “Come biasimarlo… non ci siamo resi conto della presa in giro. Siamo proprio degli stupidi.
A: “Siamo tutti degli stolti tranne Betto! Sei stato l’unico ad accorgerti dell’insulto”

B: “Hai ragione, Betto, ti nominiamo nostro capo”

FRANCESCA NEGRINI, Questo matrimonio (non) s'ha da fare


PERSONAGGI: don Rodrigo, don Abbondio (più coraggioso dell'originale), due bravi (più ignoranti degli originali)


Don Rodrigo: Andate, da bravi! Voglio sposare Lucia Mondella, dovessi pur livellare l'intera cresta del Resegone (alza il pugno); il vostro compito è quello di portarmi la ragazza. Non vorrete lasciarla a quel poveraccio di Renzo Tramaglino, giusto? (con tono prepotente)
Bravo 1: Nossignore! (scattando in piedi, sull'attenti)
Bravo 2: Non vi deluderemo! (scuote energicamente la testa in segno di negazione)
[I bravi si incamminano e si recano alla chiesa di Don Abbondio, dove lo trovano intento a riordinare]
Bravo 1: Buongiorno don! Vorremmo parlarle di una questione importante. (avanza lentamente e con aria sicura di sé)
Don Abbondio: No guardi, non ho veramente tempo. Devo sistemare la chiesa per un matrimonio. (con aria distratta, poiché impegnato nella sistemazione)
Bravo 2: È proprio di questo che si tratta! Vede, il nostro padrone non vuole che i due giovani si sposino; e quando il signore comanda una cosa, converrà anche lei che occorre ubbidirgli.
Don Abbondio: Non abbiate alcun dubbio: domani farò ciò che il Signore comanda! (con entusiasmo e un sorriso soddisfatto)
[I bravi, contenti del loro operato, ritornano da don Rodrigo e gli riferiscono l'accaduto; egli però si accorge dell'inganno del prete]
Don Rodrigo: Avrei dovuto guardarmi dal fidarmi di voi due, stolti che non siete altro! Non vi siete accorti dell'inganno tesovi da don Abbondio? Quando voi avete parlato di "signore" vi riferivate a me, mentre il suo è certamente Dio. Quindi io vi avevo ordinato di impedire il matrimonio di Renzo e Lucia...Ma voi gli avete concesso di ubbidire al suo signore, che di certo appoggia questo legame. Siate maledetti! (furioso, mentre impreca contro i bravi)


Francesca Negrini 3ªH

MICHELA GRAZIANI, Il peggior insulto

Elissa, la narratrice: Caro pubblico, oggi racconterò una storia ambientata nella nostra amata Firenze e incentrata sul tema delle risposte pronte e ponderate. È bene che sappiate che era usanza diffusa tra i giovani quella di riunirsi in brigate. Si trattava di gruppi di uomini che si divertivano, festeggiavano e guerreggiavano insieme indossando gli stessi abiti. Questi sostenevano le spese della brigata collaborando e offrendo a turno la cena all’intera compagnia. La brigata di cui ci occupiamo oggi è quella di Betto Brunelleschi. Da tempo i suoi componenti desideravano coinvolgere Guido Cavalcanti, uomo stimato perché sapiente, saggio ma soprattutto ricco. È così che un giorno la brigata incontrò messer Guido nel cimitero di Santa Reparata intento a meditare, com’era suo solito, su questioni filosofiche. Il suo scopo era indagare sull’esistenza di Dio da lui stesso messa in dubbio. Decisero dunque di andare a parlare con lui.

Cavaliere della brigata 1: Compagni andiamo a disturbarlo, proviamo a parlare con lui.
Cavaliere della brigata 2: Eccolo!
Cavaliere della brigata 1: Caro Guido, davvero non capisco perché non ti vuoi unire a noi e ancor meno riesco a comprendere la ragione per cui ti ostini a dimostrare l’inesistenza di Dio: proprio non ne capisco l’utilità.
Guido: Sapete, non mi importa ciò che dite, a maggior ragione se vi rivolgete a me qui, in questo posto, a casa vostra.
Guido abbandona il gruppo ed esce di scena.
Cavaliere della brigata 1: Non è possibile, se ne va così?
Cavaliere della brigata 2: E con questo? Cosa voleva insinuare?
Cavaliere della brigata 1: Bah, proprio non saprei…
Messer Betto: Ma come? Sul serio non capite? Ci ha appena attribuito il peggior insulto che potesse mai essere formulato: ci ha paragonato a dei morti. Ci ha privato di ogni dignità disprezzandoci per l’ignoranza di cui siamo schiavi.
Cavaliere della brigata 1: Che umiliazione! Che vergogna!
Cavaliere della brigata 2: E come dargli torto… dopotutto non siamo stati neanche in grado di cogliere il significato della sua offesa. Ci ha presi in giro, si è beffato di noi che nemmeno ce n’eravamo resi conto.
Cavaliere della brigata 1: Già, hai ragione. Ci siamo cascati tutti, tutti tranne te Betto che per la tua sottigliezza e perspicacia meriti di essere nominato nostro capo-brigata.

Cavaliere della brigata 2: Evviva messer Betto! Sia lodata la sua astuzia!

RAQUEL MAZZUCHELLI, Gli smemorati siete voi

Brunelleschi:《Ah,da quanto tempo vorrei che messer Guido Cavalcanti facesse parte della nostra brigata!》
Compagno:《Ah sì,egli è un grandissimo poeta-filosofo e un uomo molto ricco e generoso.》
Brunelleschi:《L’ho invitato molte volte a unirsi a noi,ma lui ha sempre rifiutato. Forse è colpa di quel suo troppo filosofare;e poi,si dice tra la gente volgare che,essendo propenso alle dottrine degli Epicurei,fa speculazioni sull’esistenza di Dio.》
Compagno:《È vero,anche io ho sentito ciò su di lui,ma ora andiamo a cercarlo.》
Brunelleschi:《Sí,andiamo a dargli fastidio!》
Compagni:《Eccolo! È laggiù,nel cimitero,raggiungiamolo! 》
Brunelleschi e compagni:《Guido,tu rifiuti di far parte della nostra brigata,ma dicci,quando avrai scoperto che Dio non esiste,cosa ci avrai ricavato?》
Guido:《Signori,a casa vostra mi potete dire quello che volete! Ma adesso,io me ne vado.》
Compagni:《Questo messer Guido è proprio uno smemorato,dice cose che non hanno alcun senso. Nessuno di noi ha a che fare con queste tombe più che qualsiasi altro cittadino.》
Brunelleschi:《Gli smemorati siete voi,signori miei,se non l’avete capito. Egli,con poche parole,ci ha detto l’offesa più grande del mondo. Infatti,se voi ci pensate bene,queste tombe sono le case dei morti,in quanto in esse vengono posti e dimorano i defunti. Ed egli ha detto che proprio queste tombe sono la nostra casa,intendendo che noi,come gli altri uomini non colti e non letterati,siamo peggio che uomini morti paragonati a lui e agli altri intellettuali. Perciò,trovandoci qui nel cimitero,siamo a casa nostra.》

Compagni:《Che umiliazione! È meglio non dar più fastidio a quest’uomo,e tu,Betto,sei un sottile e perspicace cavaliere.》

ALICE VARANI, "A casa nostra"

Dialogo di Boccaccio: giornata sesta, novella 9


Br:  « Andiamo a parlare con lui, per procurargli fastidio! E dovete spronare i cavalli, in modo da improvvisare un assalto »
Br: « Guido tu ti rifiuti di far parte della nostra brigata, ma quando avrai scoperto che Dio non esiste, cosa farai? »
G: « Signori, voi siete liberi di dirmi ciò che volete, a casa vostra »
B: « Se non l'avete capito, gli smemorati siete voi e Guido con quelle parole da villano ci ha offeso, perché ripensandoci queste tombe sono la casa dei morti, poiché i morti vengono messi all'interno e Guido ci ha insultato dicendo che sono la nostra dimora, come per dirci che abbiamo il cervello morto, in quanto non siamo all'altezza degli intellettuali come lui.
Ecco, perché per Guido siamo a casa nostra »

[ La novella di Guido Cavalcanti assume la struttura di una tenzone, poiché il dialogo consiste in uno scambio di battute accese, in cui anche lo stesso Cavalcanti, tramite una battuta di spirito, riesce ad umiliare senza essere volgare : « signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace. » ]  

EMMA TERLIZZI, Loculi liberi in Inghilterra

[Rivisitazione della nona novella della sesta giornata del Decameron di Boccaccio.
Il racconto è ambientato nel primo Ottocento in Inghilterra e i personaggi sono quattro ragazze dell'alta borghesia: Jane, Elizabeth, Lydia e Mary. Le ragazze si ritrovano a casa di quest'ultima per parlare della vita mondana:]


JANE: Il ricevimento a casa Collins di ieri sera è stato fenomenale, ragazze! Voi cosa ne pensate?
MARY: Uno dei migliori dell'ultimo anno, avete visto il nuovo scapolo che è venuto a vivere a Meryton?
LYDIA: Sì, si dice che abbia una grande fortuna e un'ingente somma di guadagno l'anno.
JANE: [con tono sognante] E' davvero un uomo perbene e molto affascinante... E tu Elizabeth, cosa ne pensi?
ELIZABETH:Lo sape...
MARY: [interrompendola] A te non interessano gli uomini per la loro ricchezza e bla bla bla... E' sempre la stessa storia, perché continui a farle queste domande Jane? [ridacchiando]
ELIZABETH: Non generalizzare, un buon partito non lo disdegnerei, ma ciò che più mi interessa è trovare il vero amore. Tutto il resto passa in secondo piano.
LYDIA: Cambiando argomento, ho cominciato una nuova lettura consigliatami da Miss Gardiner, [alzandosi] vado a prendervi il libro così che possiate appuntarvi il titolo, ne vale la pena, ragazze!
ELIZABETH: Sarà uno dei soliti romanzetti pieni di frivolezze che ormai leggono tutte, le vere letture che valgono la pena sono altre...
JANE: Per esempio quali? La Bibbia e tutte quelle altre letture religiose noiosissime? [alzando gli occhi al cielo]
ELIZABETH: Per esempio, le antiche tragedie greche di Eschilo ed Euripide. Dovete smetterla di insinuare che io legga opere religiose, sapete benissimo che non credo nell'esistenza di Dio, e ve lo dimostrerò! [si alza ed esce]
MARY: Potevi anche evitare di comportarti in questo modo con lei oggi, Jane...
JANE: Sai che non sopporto questo suo fare trasgressivo e odio quando lo mette in mostra!

[Dopo pochi giorni le ragazze, uscite dalla chiesa per la messa della Domenica, vedono Elizabeth]
JANE: Elizabeth cosa ci fai qui, in questo posto?
ELIZABETH: Voglio dimostrare che non esiste alcun Dio!
JANE: Permettimi la domanda, ma una volta riuscita nel suo intento, che cosa ne ricavi?
ELIZABETH: Signore, a casa vostra potete dirmi ciò che volete! [esce di scena]
MARY: [sbigottita] Che cosa vuol dire ciò che ci ha appena detto?!
LYDIA: Non lo so... Ma dal tono non sembrava proprio un complimento.
JANE: Infatti lei ci appena detto che ci troviamo a casa nostra nel cimitero perché i nostri cervelli sono morti!
[Mary e Lydia cominciano a parlottare tra loro e a lamentarsi dell'offesa subita]
JANE: Ragazze, non preoccupatevi, lei non è degna di stare nel nostro gruppo.
LYDIA: Hai proprio ragione Jane! Per fortuna che abbiamo te!
MARY: Già, tu sei senza dubbio la più intelligente!


[Le due escono di scena portando Jane in trionfo]


EMMA TERLIZZI III H

GIUDITTA GROSSO, Loculi liberi

DRAMMATIZZAZIONE DELLA NOVELLA DI GUIDO CAVALCANTI
Betto               Compagni, dobbiamo riuscire a convincere Guido Cavalcanti a prendere
                        parte alla nostra brigata.
Ludovico        Sono d'accordo! E' un uomo dotato di una spiccata intelligenza.     
Riccardo         Ed è anche molto ricco. Sapete quante cene in osteria potrebbe pagarci!
Ludovico        Betto, ho visto proprio poco tempo fa Guido mentre stava passeggiando per
                        via Calzaioli ed è giunto in quel cimitero che si trova presso San Giovanni.
Betto               Bene, allora andiamo a dargli fastidio!
Tutti                Sproniamo i cavalli!
[rumore di cavalli]
Guido [volgendosi]                 Chi osa disturbare la mia solita meditazione pomeridiana?
Betto [con aria insolente]     Guido, tu ti rifiuti di prendere parte alla nostra brigata, ma,non
                                                  appena avrai provato l'inesistenza di Dio, cosa otterrai?
Guido [con tono ironico]      Signori, a casa vostra potete dirmi quello che volete!
Riccardo         Guido, è proprio vero che voi filosofi avete la testa fra le nuvole! Ciò che hai
                        appena detto non ha senso!
Betto              Quelli con la testa fra le nuvole siete proprio voi!
Riccardo e Ludovico               Perché? Come ti permetti, Betto?
Betto             Non vi rendete conto che ci ha offesi? il fatto che lui ci abbia detto che questa
                      sia casa nostra allude alla nostra morte...
Ludovico      Continuo a non capire, qual è l'offesa?
Betto            Non interrompermi! Intendevo che Guido sta alludendo alla morte della nostra
                     mente!
Riccardo      Maledetto! Come si permette di insultarci in modo così sfacciato!
Ludovico     Betto, questa tua deduzione rivela il fatto che tu sia dotato di una sottile
                     intelligenza. E la nostra brigata necesiterebbe proprio di un valido capo come
                     te, sei d'accordo, Riccardo?
Riccardo     Certamente, Ludovico! Viva Betto e lunga vita al nuovo capo!

Giuditta Grosso, III°H

                                                                

MICHELE SELLERI, “Il motto di spirito di Guido Cavalcanti” o “L'ignoranza dei giovani d'oggi”


Il seguente breve testo teatrale prevede l'interazione tra i seguenti personaggi: Betto Brunelleschi, Guido Cavalcanti, Massimo Camillo e Ruggiero Galilei e si svolge in due ambienti differenti, ovvero la piazza di paese e il cimitero.
Prima di leggere questo copione occorre tener conto che si tratta di una libera interpretazione della Nona Novella della sesta giornata del Decameron, rivisitata ai giorni nostri come un incontro tra amici; il che giustifica l'uso di espressioni tipiche della lingua orale e informale.


[Quattro giovani ragazzi in piazza discutono del più e del meno]


Betto: Allora, avete ascoltato il nuovo singolo di Justin Bieber?
Massimo: Eccome, è bellissimo: mi gasa un sacco! Fa venire subito voglia di muoversi.
Ruggiero: Hai ragione, è stra bello. Cava, tu l'hai ascoltato?
Guido: Ragazzi, per favore, non mi piace tanto Cava come soprannome.
Betto: Allora come vuoi che ti chiamiamo?
Guido: Guido va benissimo, odio i soprannomi.
Ruggiero: [sbuffando con espressione scocciata] Ma tutti noi ne abbiamo uno.
Guido: [con tono saccente] Contenti voi, contenti tutti; io li trovo adatti solo ai cani o alle cocorite. In ogni caso no, non ho ascoltato la nuova canzone di Justin Bieber, è un genere che non amo particolarmente.
Massimo: [infastidito] E allora cosa ti piace? Cosa ascolti?
Guido: Niente, preferisco il cinguettio dei passerotti nel bosco e il suono del calpestio delle foglie secche nei parchi
[Gli altri tre si guardano l'un l'altro increduli, quando Betto, per proseguire la conversazione, incalza]
Betto: Ehm, avete visto che ho comperato le nuove Adidas NMD?
Massimo: Nooo! Fotoniche! Le voglio anch'io, dove le hai prese?
Betto: Da Foot Locker, a 140 euro circa
Ruggiero: Io la settimana scorsa invece ho preso queste Nike [indica le scarpe], sono l'ultimo modello.
Guido: Tutti quei soldi solo per un paio di scarpe? È assolutamente insensato, considerato che quando usciranno le prossime vi catapulterete a comprarle e queste ultime finiranno nel dimenticatoio. [coprendosi gli occhi] Quanto consumismo!
Ruggiero: [beffardo] Sì, sì, dici così solo perchè non puoi permettertele
Guido: [adirato] Non sei nessuno per farmi i conti in tasca! Ho abbastanza denaro per potermi comprare l'intero negozio di scarpe, ma non lo faccio per principio. Preferisco donare ai bisognosi.
Betto: [derisorio] Eccolo, è arrivata Madre Teresa!
Guido: Basta prendermi in giro, ne ho abbastanza di voi! [vaneggia preso dall'ira] Io con la chiesa non c'entro nulla! Dio non esiste e ve lo proverò!
[E se ne va di passo pesante, mentre i tre ragazzi gli chiedono perdono e lo pregano di tornare indietro, ma è già troppo lontano per sentirli]
Massimo: Betto, avresti anche potuto evitare di fare quel riferimento a Madre Teresa di Calcutta, lo sai che è fermamente ateo...
Ruggiero:... E che sta tutto il giorno a pensare a come dimostrare la mancata esistenza di Dio.
Betto: Sì, avete ragione, non mi era venuto in mente, però io volevo solo scherzare.
[Pausa di imbarazzo]
Betto: E poi [nervoso], se anche riuscisse a dimostrarlo, che vantaggio ne trarrebbe? Non gli basta tenerselo per sé?  Se voglio credere in Dio, reale o immaginario che sia, sarò pur libero di farlo, no? E se voglio credere in una formica, potrò pure venerarla come mi pare, giusto?
Ruggiero: Giusto!
[I tre si allontanano ed escono di scena]
[Il giorno seguente Betto, Ruggiero e Massimo, dopo un giro ognuno sulle rispettive Harley Davidson, vedono in lontananza Guido a spasso per il cimitero e decidono di raggiungerlo]
Betto: Ciao Guido!
Ruggiero: Ciao Cava! [dopo aver ricevuto una gomitata da Massimo] ehm, Guido.
Guido: Buongiorno ragazzi.
Betto: [ragionevole] Volevo scusarmi per ieri, non volevo risultare offensivo, ma lascia che ti domandi una cosa: cosa farai dopo aver provato che Dio non esiste? [sconsolato] Peraltro non vuoi neanche entrare nel nostro club.
Guido: [con un sorriso falso] Cari miei, qui a casa vostra potete dirmi quel che vi pare [poi, sorridente, scavalca una tomba e se ne va]
Massimo: Ma cosa intendeva dire?
Ruggiero: Noi possiamo stare qui come qualsiasi altra persona.
Betto: Ma no, stupidi! Non vi rendete conto che ci ha appena offesi?
Massimo: [confuso] In che senso?
Betto: Ha detto che a casa nostra possiamo dire di tutto, no?
[I due annuiscono, concentrati]
Betto: Alludendo che questa sia casa nostra, non significa che noi siamo morti, ma che le nostre menti lo sono! Infame che non è altro.
Ruggiero: Ahhh
Massimo:  È verooo... meno male che ci sei tu Betto, senza di te saremmo persi; [con tono da leccapiedi] sei il nostro unico punto di riferimento.
Ruggiero: Viva Betto!
Massimo: Vogliamo te come nostro leader.
Ruggiero:  [entusiasta] Solo te!
Massimo: Sempre te!

Betto: Se è questo che volete, così sia.