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domenica 8 maggio 2016

"Circa" - recensione di G. Rurali

Recensione spettacolo teatrale:
“CIRCA”
“Circa” è il titolo del ‘best of’ della compagnia australiana, dal medesimo nome, creato dal regista Yaron Lifshitz. Il cast, formato da sette giovani attori e acrobati, mette in scena una performance di circo contemporaneo tratta dai migliori spettacoli del loro repetorio: “The Space Between”, “By the light of the stars that are no longer” e“Furioso”. Lo spettacolo procede con un ritmo veloce e continuo: per la durata di settantacinque minuti, i ragazzi entrano ed escono dal palco senza mai lasciare pause o momenti vuoti, le scene sono concatenate l’una all’altra permettendo allo spettatore di godersele tutto d’un fiato. Il palco è spoglio e la scenografia inesistente, ci si affida esclusivamente alla combinazione di luci e suoni, lasciando che l’attenzione ricada tutta sui i corpi scolpiti degli artisti e sulle loro strabilianti capacità atletiche. Talvolta vengono utilizzati alcuni semplici oggetti di scena tipici dell’arte circense (quali corde, cerchi e elastici), oppure più particolari (ad esempio un paio di tacchi alti con cui un’acrobata si muove sul corpo del compagno).
L’inizio è d’impatto e richiama subito l’attenzione: su un sottofondo musicale che varia passando da irrequieto, a malinconico, a ancora più irrequieto, gli interpreti paiono posseduti dal proprio corpo, il quale governa sulla loro mente e sul quale non hanno controllo; questo sarà il tema comune di tutta la prima parte. A seguire, una serie di esibizioni circensi sulla base del linguaggio del ballo contemporaneo si susseguono alternando momenti comici e divertenti di giocoleria, ad altri più emotivi e poetici, con un vero e proprio gioco di sentimenti (quali gelosia, amore, rabbia, passione…), ciascuno rappresentato in un modo diverso e originale.  Di particolare suggestione è la parte centrale in cui il cast al completo si ritrova sul palco e presenta una serie di acrobazie strabilianti prova del tentativo di spingersi oltre i limiti del corpo umano e di superare la forza di gravità. Nella conclusione i ragazzi paiono congedarsi con una serie di abbracci tra loro, per poi proseguire ognuno facendo ciò con cui aveva aperto lo spettacolo, quasi a voler tranquillizzare il pubblico che in realtà non tutto è finito e che si può ricominciare.
Nell’insieme è un qualcosa di emozionante, che coinvolge e fa dimenticare completamente il mondo circostante trasportando in un’altra dimensione, tanto che in alcuni momenti è possibile ritrovarsi col fiato sospeso, poiché si è troppo presi da ciò che succede su quel palco per potersi ricordare di respirare. Non mancano gli errori e gli acrobati lasciano trasparire, nell’espressione dei volti e nel tremolio di gambe e braccia, l’immensa difficoltà di ciò che stanno facendo: rischio e pericolo fanno parte della realtà e contribuiscono ad avvicinare a loro il pubblico, che si sente in dovere di sostenerli con il calore degli applausi.
L’abilità di quei sette ragazzi e ciò che riescono realmente a suscitare in chi li guarda è difficile da raccontare a parole e si può veramente comprendere soltanto dopo averlo visto con i propri occhi.

Giulia Rurali

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