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Lo spettacolo "Romolo va in pensione" della III H 2015-16 rappresentato all'Arena del Sole

Presentazione di “Romolo va in pensione” della III H ESABAC del Liceo Linguistico “Laura Bassi” di Bologna Il booktrailer “Romolo...

martedì 8 novembre 2016

RECENSIONE DELLO SPETTACOLO "KISS & CRY" - a c. di Sofia De Risi

La recensione è stata pubblicata sul sito dell'Arena del Sole all'indirizzo:
http://www.arenadelsole.it/it-IT/Arena-Giovani/ALTERNANZA-SCUOLA-LAVORO/Liceo-Laura-Bassi/Recensione-Kiss-Cry.aspx


venerdì 28 ottobre 2016

Il Progetto Prospero: resoconto e annotazioni 4 - MARTINA INGUAGGIATO

Nei giorni sabato 22 e domenica 23 la classe 4 H si è recata presso l'Università di lettere per continuare e concludere il progetto teatrale 'Prospero', iniziato la domenica precedente. A questo progetto partecipavano anche studenti universitari del DAMS e aspiranti attori stranieri (di origine belga, svizzera e francese).
Dopo esser stati divisi in gruppi misti, abbiamo avuto il compito di mettere in scena uno spettacolo a tema, e quello del mio gruppo era 'la ricerca dell'inganno' . Il copione è stato progettato dalla regista leader del gruppo, prendendo spunto dalle scene da noi realizzate durante l'incontro precedente per l'attività di preparazione/ esercitazione per lo spettacolo.
Abbiamo dunque iniziato suddividendoci in gruppi, al fine di armonizzare le parti e di lavorare alla realizzazione delle scene specifiche.

LO SPETTACOLO
I protagonisti e i personaggi dello spettacolo erano : il professore (Louis Jouviet, autore dell'opera da cui sono stati tratti i tema dello spettacolo 'ricerca dell'inganno' e 'vocazione') e gli studenti, i quali cercavano di dimostrare la loro capacità di recitare, ovvero di presentare la loro vocazione.
"Ma è davvero a me che dovete chiedere questo? pensate di chiedere ad un vero artista?" - è questa la domanda che pone il professore. 
Nella seconda parte vi è un tratto della tragedia shakespeariana Amleto, di cui vengono citate le parole "Io non sono Amleto" nelle diverse tre lingue: inglese, francese e italiano.
 
Io e le mie compagne Giulia Rurali e Maria Dobre facevamo parte del 'coro delle donne' insieme ad altre studentesse e avevamo alcune battute secondarie e la parte corale della canzone 'Illusion', che ha introdotto un aspetto musical nello spettacolo e che era pertinente al tema dell'inganno.

Un aspetto interessante di questo progetto è stato l'incontro dei vari partecipanti di origini diverse (cosa che ci ha oltretutto costretti a un esercizio linguistico ), nonché la possibilità di stare in contatto con una diversa realtà, quella del teatro, che magari nelle nostre vite non avremmo mai preso in considerazione. 
Personalmente, pur non essendo attratta dal ruolo dell'attore, mi è piaciuto essere partecipe alla realizzazione di uno spettacolo, che mi ha permesso di vedere diversi aspetti del mondo del teatro.

lunedì 24 ottobre 2016

Il Progetto Prospero: resoconto e annotazioni 3 - CAROLINA PRETI

Sabato 22 e Domenica 23 Ottobre, la classe IV H si è recata presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna per prendere parte alla seconda e terminale fase del progetto Prospero, che ci vedeva coinvolti in un Atelier cosmopolita denominato “Sopra Babele”, organizzato e supervisionato da Claudio Longhi.

Come già riportato negli appunti di Irina, il primo incontro, tenutosi in data 16 Ottobre, non aveva ottenuto riscontri positivi da parte del mio gruppo: le registe non avevano tentato di colmare il grosso divario tra noi e i vari attori professionisti, non integrandoci e riservandoci una posizione marginale.
Invece, durante queste ultime due giornate, abbiamo dovuto ricrederci: l’attività è risultata assai piacevole, entusiasmante e formativa.
L’attrice Diana e la drammaturga Silvia hanno mostrato di aver tenuto presente delle nostre problematiche (e lamentele) emerse nell’incontro precedente e ci hanno riservato all’interno della rappresentazione un ruolo più consono alle nostre conoscenze e competenze in ambito teatrale.
Non abbiamo dunque svolto ruoli sullo stesso piano degli attori professionisti: troppo ampio sarebbe stato il divario e ciò avrebbe danneggiato l’armonia complessiva della scena, ma li abbiamo affiancati, accogliendo il pubblico, introducendo la rappresentazione e fornendo chiarimenti.
Il prodotto che ne è derivato è stato divertente, originale ed ha ottenuto buone reazioni tra gli spettatori.
Nei dialoghi si mischiavano italiano e francese, con qualche inserto in inglese e serbo, dunque il progetto è risultato coerente con il nostro percorso di studi.
La drammaturga Silvia ha fornito a me ed alle mie due compagne molti consigli per recitare e controllare ritmo e volume della voce, consigli utili non solo all’interno dell’ambito teatrale, ma anche nella vita di tutti i giorni, quando si è tenuti a parlare davanti a più persone.
Tra noi e gli attori italiani ed internazionali si è creato un bel clima di unione e complicità, facendo risultare così il lavoro più divertente e meno faticoso.
Nonostante l’inizio non sia stato dei migliori, siamo state molto entusiaste e felici di aver partecipato a questo progetto.

Il Progetto Prospero: resoconto e annotazioni 2 - GIULIA RURALI

Io faccio parte del gruppo che si occupa della prima scena dello spettacolo nella prima stanza, assieme alle mie compagne Maria Dobre e Martina Inguaggiato e ad altri studenti e attori italiani, belgi e francesi. 

Ci è stato assegnato un copione tratto da un'opera di Louis Jouviet, i cui temi centrali sono la vocazione dell'attore e l'inganno del teatro: ovvero come l'attore che interpreta un determinato personaggio, nella consapevolezza di stare fingendo, inganna se stesso e il pubblico, così che questo, credendogli, "sta al gioco" e si inganna a sua volta. 
Il laboratorio che abbiamo svolto consisteva nel dividerci in ulteriori gruppetti, ciascuno dei quali ha creato una breve scena in cui veniva rappresentato questo tema; ognuno era libero di scegliere le modalità che preferiva e di utilizzare le parole, i gesti, i suoni o gli oggetti che ritenesse più opportuno. Alla fine abbiamo condiviso queste scene tutti insieme e i due leader del gruppo, sulla base di ciò che hanno visto, hanno cominciato ad elaborare ciò che metteremo in scena domenica 23 ottobre, prendendo spunti dalle varie idee che erano uscite e riflettendo su ciò che più li aveva colpiti e che poteva essere adatto per trasmettere il messaggio principale.

Il Progetto Prospero: resoconto e annotazioni 1 - IRINA BALAN

Osservazioni sull’attività svolta Domenica 16/10/2016 al Teatro Testoni

La classe quarta H si è recata autonomamente al Teatro Testoni per prendere parte al progetto ‘Prospero’, al quale partecipano molti universitari italiani (Bologna e Modena) e stranieri (Belgio, Svezia/Svizzera (?) , Cina). Per dare inizio al progetto ciascuna ‘scuola’ di teatro ha preparato un ‘gioco’ o un’attività ,coinvolgendo tutti, in cui si facevano diversi esercizi teatrali, come l’imitazione o l’improvvisazione ; il tutto è durato all’incirca due ore ed è stato , per quanto mi riguarda, stancante e caotico, talvolta divertente. Al termine di questi giochi introduttivi siamo stati divisi in gruppi e ciascun gruppo è formato da persone di tutti i paesi precedentemente elencati. Oltre agli altri universitari/attori, ogni gruppo ha anche degli insegnanti/tutor. 

Io sono nel gruppo che si occupa della quinta stanza, assieme a Carolina Preti e Beatrice Fontana. Il tema tratta del ruolo sociale, civile e politico dell’attore e l’opera sulla quale lavoriamo è “La resistibile ascesa di Arturo Ui” di Bertolt Brecht. 
Le reazioni che posso dire di aver tratto dopo quattro ore di lavoro è che siamo certamente stati inseriti in un progetto con persone molto competenti ed espressive. Il dislivello tra noi e il resto del gruppo è notevole e aver svolto (o per lo meno aver tentato di svolgere) gli esercizi di imitazione e interpretazione del personaggio non è stato semplice. Abbiamo fatto degli esercizi nei quali ci siamo dovuti immedesimare in un personaggio rozzo e poco presentabile e successivamente, a coppie, abbiamo ripetuto l’interpretazione della persona che si aveva davanti. 
Una parte negativa (magari solo per noi che non siamo pratiche) è che ogni esercitazione è durata troppo tempo, tanto da farti arrivare dall’essere interessato e divertito all’essere stanco e infastidito.

domenica 16 ottobre 2016

La rappresentazione completa di "Romolo il Grande" all'Arena del Sole


Premiazione Booksound 23/5/2016

La classe III H, con la lettura ad alta voce ricavata da Romolo il Grande di Duerrenmatt, ha vinto il 2° premio del concorso nazionale Booksound, con il video "Romolo va in pensione". 
La classe ha partecipato alla premiazione, che si è tenuta ad Arezzo il 23 maggio 2016.

Romolo va in pensione: copione

ROMOLO VA IN PENSIONE
(ricavato da Romolo il Grande di F. Duerrenmatt)
                                                                                                                     
ACHILLE E PIRIAMO: Ave, Cesare.
ROMOLO: Salve. Mi sbaglio, o sono oggi le Idi di marzo?
Achille si inchina
ACHILLE: Esatto, augusto imperatore: oggi sono le Idi di marzo.
ROMOLO: E' una data storica. La legge vuole che in questo giorno si paghi lo stipendio a tutti i funzionari e gli impiegati del mio impero. E' un'antica superstizione, nell'illusione che ciò impedisca l'assassinio di altri imperatori. Chiamatemi dunque il ministro delle finanze.
ACHILLE: Il ministro delle finanze è fuggito, maestà.
ROMOLO: Fuggito?
PIRAMO: Con le casse dell'erario, maestà.
ROMOLO: E perché? Se non c'era dentro niente!
ACHILLE: Spera in tal modo di nascondere la bancarotta totale delle finanze imperiali.
ROMOLO: E' stata un'idea eccellente la sua. Non c'è rimedio migliore per nascondere un grosso scandalo, che costituirne uno di più piccole dimensioni. Gli sia dunque conferito il titolo di “Salvatore della patria”. E dove si trova adesso?
ACHILLE: Ha trovato un impiego a Siracusa come contabile in una ditta esportatrice di vini.
ROMOLO: Bene! Auguriamoci dunque che questo fedele servitore dello stato riesca almeno a rifarsi nel commercio delle perdite che comporta la carriera nella pubblica amministrazione. Ecco, prendete.
Romolo si toglie la corona e ne stacca due foglie d'alloro, dandone una ad ognuno dei due.
Fatevi cambiare in sesterzi queste foglie d'oro.
Tenetevi quanto vi spetta e ridatemi il resto, perché devo ancora pagare il io cuoco, l'uomo più importante del mio impero.
ACHILLE E PIRAMO: Sarà fatto, maestà!
ROMOLO: All'inizio del mio regno questa corona, simbolo del potere imperiale, contava trentasei foglie d'oro. Ora non ne restano che cinque.
Si rimette la corona.
E adesso, la colazione.

Giulia entra mentre Romolo fa colazione.
GIULIA: Romolo!
ROMOLO: Sì, mia cara?
GIULIA: Se almeno tu potessi smetterla di mangiare, in un momento simile!
Romolo posa le posate.
ROMOLO: Come vuoi, mia cara.
GIULIA: Sono molto preoccupata, Romolo.
ROMOLO: Appunto perciò devi sederti e mangiare qualcosa.
Giulia si siede sospirando.
GIULIA: Insomma, vuoi dirmi una buona volta qual è questa terribile notizia che è appena arrivata?
ROMOLO: Non lo so. Il messaggero che l'ha portata sta dormendo.
GIULIA: E allora fallo svegliare subito!
ROMOLO: Abbi riguardo per il tuo cuore sofferente, mia cara.
GIULIA: Nella mia qualità di madre della patria...
Romolo interrompe Giulia
ROMOLO: Nella mia qualità di padre della patria sono probabilmente l'ultimo imperatore romano, è già per questo avrò un posto poco favorevole nella storia universale. Come che vada non ci farò certo una bella figura. Ma c'è almeno una gloria che non voglio lasciarmi togliere: non si dovrà poter dire di me che ho disturbato inutilmente il sonno altrui.
La principessa Rea entra.
REA: Buongiorno, padre mio.
ROMOLO: Buongiorno, cara Rea.
REA: Hai dormito bene?
ROMOLO: Da che sono imperatore, dormo sempre bene.
Rea si siede al tavolo
Vuoi del prosciutto, cara?
REA: No, grazie.
ROMOLO: O dell'arrosto di manzo freddo?
REA: No, grazie, neanche.
ROMOLO: Allora un po' di pesce, forse?
REA: Neppure.
Romolo aggrotta la fronte pensieroso
ROMOLO: E neanche del vino greco?
REA: No, padre mio.
ROMOLO: Da quando prendi lezioni di recitazione da Filace, l'attore, ti è passata la voglia di mangiare. Che cos'è che stai studiando, si può sapere?
REA: Il lamento di Antigone che va a morire.
ROMOLO: Lascia stare quel vecchio e lugubre dramma. Impara piuttosto le commedie, è molto più adatto alla nostra situazione.
Giulia è indignata da quanto ha sentito e prende parola.
GIULIA: Senti, Romolo, lo sai benissimo che le commedie non si addicono ad una ragazza che ha il fidanzato prigioniero da tre anni nelle foreste germaniche.
ROMOLO: Non ti agitare, cara. Quando si è ridotti agli estremi, come lo siamo noi, si possono comprendere soltanto le commedie.
ACHILLE: Il ministro della guerra Mares chiede di essere ammesso a parlare con vostra maestà. Dice che è urgente.
ROMOLO: Vorrei proprio sapere perché il ministro della guerra deve sempre farsi annunziare proprio quando sto parlando di letteratura. Digli che venga dopo colazione.
GIULIA: Dì al ministro della guerra che la famiglia imperiale sarà felice di vederlo subito, Achille.
Achille si inchina ed esce.
ROMOLO: Mia cara, tu sei sempre eccessivamente militarista.
Mares entra e si inchina alla famiglia.
MARES: Maestà...
ROMOLO: Chissà perché, ma stamattina tutti i membri della mia corte sono stranamente pallidi. L'ho già notato con il ministro degli interni. Cosa vuoi, Mares?
MARES: Nella mia qualità di ministro responsabile della guerra contro i Germani, sono costretto a pregare vostra maestà di ricevere immediatamente il prefetto della cavalleria Spurio Tito Mamma.
ROMOLO: Ma come, ancora non dorme il campione?
MARES: E' indegno di un soldato dormire quando sa che il suo imperatore è in pericolo.
ROMOLO: Comincia a seccarmi questo senso del dovere dei miei ufficiali.
Giulia si alza in piedi seccata.
GIULIA: Romolo! Bisogna che tu riceva immediatamente Spurio Tito Mamma.
Piramo bisbiglia qualcosa all'orecchio di Romolo.
ROMOLO: Non ce ne è alcun bisogno, moglie mia. Proprio in questo momento Piramo mi annuncia che Odoacre, una delle mie galline, ha fatto un terzo uovo. 
GIULIA: Come osi parlare di pollame mentre il tuo impero vacilla e i tuoi soldati stanno facendo per te i più grandi sacrifici?
ROMOLO: E' assolutamente giustificato da quando le oche hanno salvato il Campidoglio. Comunque non ho più bisogno di Spurio Tito Mamma per conoscere il suo messaggio. Odoacre, principe dei Germani, ha preso Pavia, dato che la gallina che porta il suo nome ha fatto tre uova. Se si verifica un fatto così eccezionale, bisogna pure che abbia un significato, altrimenti vuol dire che non vi sono più leggi a governare la natura.
Costernazione generale.

REA: Padre mio!
GIULIA: Non è vero!
MARES: E' vero, purtroppo, maestà, Pavia è caduta. Roma ha subito la più grave sconfitta che si registri nella sua storia. Il prefetto reca le ultime parole del generalissimo Oreste, caduto prigioniero dei Germani con tutto il suo esercito.
ROMOLO: Le conosco, le ultime parole dei miei generali prima di finir prigionieri dei Germani: “La guardia muore, ma non si arrende” oppure “Morire, non ripiegare!”, mai uno, finora, che non abbia detto qualcosa di simile. Ministro della guerra: dì al prefetto della cavalleria che se ne vada a dormire una buona volta.
Mares si inchina ed esce.
GIULIA: Bisogna che tu faccia qualcosa, Romolo, e subito, altrimenti siamo perduti!
ROMOLO: Vedrò di stendere un proclama alle mie truppe, stasera.
GIULIA: Ma se le tue legioni son tutte passate ai Germani!
ROMOLO: Be', allora nominerò Mares, maresciallo dell'impero.
GIULIA: Mares è un imbecille.
ROMOLO: Certo, ma che vuoi farci: non puoi mica pretendere che ad una persona intelligente venga voglia di fare il ministro della guerra dell'impero romano, oggigiorno. Farò pubblicare un bollettino sulle mie buone condizioni di salute.
GIULIA: Per quel che serve!
ROMOLO: Mia cara, non puoi proprio pretendere che io faccia di più che governare!
ACHILLE: Sono i Germani,  maestà! I Germani sono arrivati!
ROMOLO: E va bene, vuol dire che dovrò riceverli.
PIRAMO: Vostra maestà desidera forse la spada dell'impero?
ROMOLO: Come? Non è ancora impegnata?


Entra Odoacre
ODOACRE: Tu dunque sei Romolo. Per tutti questi anni mi sono sempre occupato di te, nei miei pensieri
ROMOLO: E tu saresti Odoacre. Ti ho sempre immaginato come un nemico, invece sei come me.
ODOACRE: Oggi finalmente è venuto il momento che avevo atteso per tutti questi anni.
Romolo si pulisce la bocca e si alza da tavola.
ROMOLO: Sono pronto, dunque.
ODOACRE: Pronto a fare che?
ROMOLO: A morire.
ODOACRE: Ti aspetti dunque di venire ucciso?
ROMOLO: Tutti sanno come i Germani trattano i loro prigionieri.
ODOACRE: E tu, o imperatore, hai un'opinione così superficiale dei tuoi nemici che credi a quello che tutti dicono?
ROMOLO. E che altro potresti volere, se non la mia morte?
ODOACRE: E' quel che vedrai subito... (chiama) Nipote!
Entra il nipote correndo
NIPOTE: Che vuoi caro zio?
ODOACRE: Inchinati dinnanzi all'imperatore romano, nipote
NIPOTE: Sì, caro zio.  
Il nipote si inchina.
ODOACRE: Ancora di più, nipote.
NIPOTE: Va bene, caro zio.
ODOACRE: Inginocchiati dinnanzi all'imperatore.
NIPOTE:Sì, caro zio.  
Il nipote si inginocchia.
ROMOLO: Che cosa significa tutto questo?
ODOACRE: Rialzati, nipote
NIPOTE: Sì, caro zio.
ODOACRE: Va di nuovo fuori, nipote
NIPOTE: Va bene caro zio.
Il nipote esce
ROMOLO: Non ci ho capito proprio niente.
Odoacre si inginocchia dicendo
ODOACRE: Non sono venuto per ucciderti, sono venuto per sottomettermi a te con tutto il mio popolo.
Momento di silenzio
ROMOLO: Ma è una pazzia, quel che dici!
ODOACRE: Anche un germano può seguire i dettami della ragione, o imperatore.
ROMOLO: Tu ti prendi gioco di me.
Odoacre si rialza in piedi
ODOACRE:Romolo, non possiamo parlare ragionevolmente dei nostri popoli?
Romolo sospira.
ROMOLO: E va bene, parla dunque!
ODOACRE: Permetti che mi sieda?
ROMOLO: Ma che domanda! Sei tu il vincitore.
ODOACRE: Dimentichi che ho appena fatto atto di sottomissione
Silenzio.
ROMOLO: Siediti!
Romolo e Odoacre si siedono: Romolo è interdetto e Odoacre lo osserva attentamente
ODOACRE: Hai visto mio nipote. Si chiama Teodorico. E' un giovane tanto ben educato. Sempre: 'Sì, caro zio, va bene, caro zio...' Non dice altro tutto il santo giorno! Si comporta sempre in maniera esemplare. E intanto sta contagiando tutto il popolo con il suo modo di vivere. Non guarda le donne, beve solo acqua, dorme solo per terra e si esercita continuamente con le armi. Scommetto che adesso, mentre aspetta là fuori, sta facendo ginnastica.
ROMOLO: E' un eroe, evidentemente; non c'è nulla da fare.
ODOACRE: Il guaio è che rappresenta l'ideale del Germani, questo eroe: egli sogna il dominio del mondo, e tutto il popolo sogna questo insieme a lui. E' per questo che ho dovuto intraprendere questa campagna. Ero solo di fronte a mio nipote, ai poeti e a tutta l'opinione pubblica e sono stato costretto a cedere. Ho sperato di poter almeno condurre questa guerra in modo umano: i Romani opponevano poca resistenza, ma quanto più marciavamo verso sud, tanto maggiori diventavano le crudeltà dei miei uomini. Non perché fossero più crudeli di altri eserciti, ma perché tutte le guerra, tutte, nessuna esclusa, sono atroci e disumane. Io ero esterrefatto. Ho tentato allora di concludere la guerra e perciò ero pronto ad accettare l'offerta: lasciar corrompere i miei comandanti. Così ancora potevo forse guidare le cose come volevo. Ancora, dico, perché presto non mi sarà più possibile. Presto saremo definitivamente diventati un popolo di eroi. Salvami, Romolo, tu sei l'ultima speranza che mi resta.
ROMOLO: Speranza? E di che?
ODOACRE: Di sopravvivere!
ROMOLO: E chi ti minaccia dunque?
ODOACRE: Per ora mio nipote è mite, per ora è cortese, ma un giorno, tra pochi anni, mi ucciderà. La conosco, la fedeltà germanica.
ROMOLO: E per questo vuoi sottometterti a me?
ODOACRE: Per tutta la mia vita ho cercato la vera grandezza dello spirito, non quella falsa, non quella di mio nipote che un giorno chiameranno “Teodorico il Grande”. Li conosco gli storiografi! No, io sono un contadino e odio la guerra. Ho cercato uno spirito di umanità che non potevo trovare nelle foreste germaniche. E in te l'ho trovato, imperatore.
ROMOLO: Ti hanno raccontato di un folle, Odoacre. Io mi sono costruito tutta la mia vita in vista del giorno in cui l'impero romano sarebbe crollato. Mi sono arrogato il diritto di essere il giudice di Roma perché ero pronto a morire. Ho preteso dal mio popolo un tremendo sacrificio perché io stesso volevo sacrificarmi insieme ad esso. Ho impedito che il mio popolo si difendesse, ho lasciato che si spargesse il suo sangue perché ero pronto a versare anche il mio sangue. E invece, se ora dovessi vivere, il mio sacrificio non verrebbe accettato. E dovrei fare la figura di colui che è riuscito a salvarsi a spese degli altri?
Uccidimi dunque, Odoacre.
Silenzio, Odoacre è stupito di quanto udito
ODOACRE: E' il dolore che ti fa parlare così. Vinci il tuo dolore e accetta la mia sottomissione.
ROMOLO: E tu sei spinto dalla paura a questa tua proposta. Vinci la paura e uccidimi.
ODOACRE: Ascolta, Romolo: tu finora hai pensato soltanto al tuo popolo, ora bisogna che pensi anche ai tuoi nemici. Se non accetti la mia sottomissione, se noi due non collaboriamo, il mondo cadrà nelle mani di mio nipote Teodorico e ne nascerà un'altra Roma, un impero universale germanico, altrettanto effimero che quello romano e altrettanto sanguinario. La tua opera, la distruzione di Roma, non avrà più alcun senso se lascerai che questo nuovo impero diventi realtà. Non puoi sfuggire alla tua grandezza, Romolo, e agli impegni che essa comporta: tu sei l'unico uomo che sappia governare questo mondo. Abbi pietà, accetta la mia sottomissione, diventa il nostro imperatore, salvaci dalla sanguinosa grandezza di Teodorico.
Silenzio
ROMOLO: Non mi è più possibile, germano. Anche se volessi non ne sarei più capace. Hai distrutto ogni giustificazione per tutte le mie azioni.
ODOACRE: E' questa la tua ultima parola?
Romolo si inginocchia
ROMOLO: Uccidimi, per pietà! Te ne scongiuro in ginocchio.
ODOACRE: Non posso costringerti ad aiutarmi. Il disastro ormai è avvenuto, ma non posso neanche ucciderti perché ti amo.
ROMOLO: E allora, ho un'altra possibilità se ti rifiuti di uccidermi. C'è un solo uomo che voglia ancora la mia morte e sta dormendo davanti al mio letto. Andrò dunque a svegliarlo.
Romolo si alza in piedi
ODOACRE: Non è una soluzione, Romolo. Tu sei disperato. Una simile morte sarebbe soltanto assurda. Un senso potrebbe averlo soltanto se il mondo fosse come te lo sei raffigurato, ma non è così. Anche il tuo nemico è un essere umano e anch'egli vuole come te agire secondo giustizia. Bisogna che ti rassegni alla tua sorte. Non c'è altra via.
ROMOLO: E allora sediamoci di nuovo a tavola.
ODOACRE: Non ci resta altro.
ROMOLO: Che intendi fare?
ODOACRE: Ti concederò una pensione.
ROMOLO: Una pensione?
ODOACRE: E' l'ultima soluzione che ci resta.
ROMOLO: E quindi, da questo momento, l'impero romano cessa di esistere.
Romolo esce a capo chino tra i Germani rispettosi.


Lo spettacolo "Romolo va in pensione" della III H 2015-16 rappresentato all'Arena del Sole



Presentazione di “Romolo va in pensione”
della III H ESABAC del Liceo Linguistico “Laura Bassi” di Bologna

Il booktrailer “Romolo va in pensione” è un estratto della lettura “drammatica” di alcuni passi del romanzo Romolo il Grande di Friedrich Duerrenmatt, in una riduzione teatrale dell’opera, il cui copione è stato elaborato da noi, gli alunni della classe 3^ H ESABAC del Liceo Linguistico “Laura Bassi” di Bologna, che lo abbiamo poi rappresentato in un matiné al Teatro Arena del Sole di Bologna, partecipando così al concorso “Booksound – I libri alzano la voce”.
Per preparare la performance, abbiamo lavorato tutti assieme, in grande sintonia, dividendoci per gruppi i compiti (sceneggiatura, musiche e coreografie, costumi e attrezzature di scena, presentazione e recitazione).
L'opera è una satira incentrata appunto sulla figura di Romolo, ultimo sovrano dell'Impero Romano d'Occidente, qui descritto come un apparente fannullone, con l’unica passione per il cibo. In particolare, nelle parti che abbiamo scelto, Romolo, nonostante l'Impero stia crollando e il suo popolo sia pieno di paura, pensa solo alla sua colazione e al suo pollame, perché è convinto che ormai non ci sia più altro da fare che evitare una sanguinosa guerra, come egli stesso chiarisce nel dialogo con Odoacre, re dei Germani.
Da un canto abbiamo voluto rappresentare l’atmosfera grottesca di incoscienza e degradazione della corte, introducendo in scena anche due ballerine che danzano su un allegro motivetto, mentre l’Impero rovina e gli invasori sono alle porte. Dall’altro, non ci è sfuggito il riconoscimento da parte dell’imperatore che il nemico è un uomo come lui, nei confronti del quale non può dunque provare odio o risentimento; del resto, abbiamo anche voluto mettere in evidenza i timori di Odoacre nei confronti del nipote, infido e militarista.
Il clima mesto, da “fine del mondo”, nonostante il tono ironico del testo, lo abbiamo suggerito attraverso l’accompagnamento musicale - dal vivo - con la musica di Bach.

giovedì 12 maggio 2016

Laboratorio in inglese: 5/5/2016

05/05/2016


Little Red Riding Hood, laboratorio in inglese.




(De Risi Sofia)


Oggi con la direttrice di una compagnia di teatro inglese, Laura Pasetti, abbiamo svolto un laboratorio teatrale basato sull'improvvisazione e il lavoro di gruppo. Inizialmente la signora Pasetti si è presentata e ci ha fatto qualche domanda riguardo alle nostre esperienze personali nel campo teatrale. Dopo di che ci ha divisi in gruppi e ci ha fatto recitare la filastrocca 'Humpty Dumpty', prima con toni tristi e poi allegri. In seguito, sempre divisi in gruppi, abbiamo fatto un gioco di coordinazione che consisteva nel battere le mani con diversi ritmi. Ogni tanto sceglieva qualcuno tra di noi per far dirigere questo "coro", facendo aumentare l'intensità, diminuirla ecc. 


Successivamente abbiamo iniziato la parte di laboratorio su Cappuccetto Rosso. A ogni gruppo è stato affidato un ruolo, che doveva essere rielaborato e narrato come preferivamo, perché come ha detto la signora Pasetti :" In teatro, nessuna idea è giusta o sbagliata". 


Quando finalmente tutti eravamo pronti, abbiamo recitato la fiaba di Cappuccetto Rosso, modificata da noi. Il risultato finale è stato molto carino, ed è stata una grande soddisfazione ricevere i complimenti da una donna che lavora in questo campo.


lunedì 9 maggio 2016

Incontro 3 col prof. C. Longhi: 2/5/2016 (appunti)

Lunedì 2/5/2016 III Incontro col prof. C. Longhi

(Ndiaye Mouhamed)

teatro contemporaneo = il teatro che si è sviluppato in un periodo compreso tra gli inizi del Novecento e i giorni nostri.
L’idea più diffusa di teatro è quella di un regista che prende un copione , prende degli attori e mette in scena quella commedia.
La situazione del teatro d’oggi viene suddiviso in 3 categorie : scrittura scenica ; superamento regia ; post drammatico.

(Mesirca Prevedello)

L’idea diffusa oggi afferma che il regista prenda attori famosi e li metta in scena; in questo modo sorgono alcuni problemi. Le messe in scena sconvolgono le drammaturgie e non vengono utilizzati i copioni. Ciò può deludere, o peggio, indignare il pubblico, come capitò nella rappresentazione di “Servitore di due padroni” (messa in scena da Antonio Latella).
Un altro problema è la mancanza dell’utilizzo del copione, che provoca il pubblico , proprio come fece Pippo Del Bono nei suoi spettacoli

Gertrude Stein è stata una figura influente per la letteratura e l’arte dei primi del ‘900.  E’ considerata un personaggio scandaloso anche a causa della sua omosessualità. La Stein affermava: “L’emozione del pubblico non coincide con il tempo emotivo del dramma”. Con questo la Stein spiega che il pubblico non riuscirà mai ad andare alla stessa velocità del dramma; infatti o va avanti, cercando di indovinare la fine, oppure indietro, attardandosi a pensare al contenuto delle scene precedenti. Tutto ciò rappresenta per il pubblico una grande fonte di angoscia.

Il pubblico del teatro vive nell’attesa del pathos del finale; la stessa Stein dichiara di essere riuscita ad apprezzare un’opera senza angoscia solamente in Sala Bernhard, durante una recitazione in francese.

L’uomo è un animale mimetico perchè imita gli altri e ne imita le azioni, con due modalità: facendole o raccontandole.
Per imitare un’azione vi sono due forme narrative: il poema epico e il testo teatrale.
Nel teatro, per mantenere l’attenzione del pubblico, c’è bisogno di raccontare solo una storia (non più storie contemporaneamente) e questa sola storia deve essere contenuta in un unico spazio.
Nel poema epico invece è più facile narrare più storie in spazi distinti.
Un altro elemento distintivo tra poema e teatro è il tempo: il teatro è un accadimento in corso, raccontato perciò al presente, mentre il poema è un racconto del passato rivisto col senno del poi.

(MACCHIA Ilaria)




DRAMMATURGO = scrive copioni nuovi

DRAMATURG = consulente letterario del regista, assistente del regista: aiuta nelle traduzioni, nei tagli delle scene, ESPERTO di questioni di DRAMMATURGIA (ultimamente è una figura centrale nel teatro)

SITUAZIONE DEL TEATRO OGGI (discorso generale)
1) messe in scena che stravolgono la drammaturgia (regie che stravolgono i testi di partenza)
2) assenza di copioni

GERTRUDE STEIN
Una delle figure più influenti dell’arte e della letteratura del ‘900.
Nata negli Stati Uniti alla fine dell’ ‘800, svolge sempre lì i suoi stud (amica di Pablo Picasso);
Appassionata d’arte e letteratura.
Crea una galleria d’arte privata piuttosto importante.
Personaggio scandaloso per l’epoca poiché è coinvolta in un rapporto omosessuale con Alice Toklas.
La Steine scrive un’autobiografia ma parlando di sé stessa attraverso l’identità della Toklas: “La biografia di Alice Toklas”
Riflessione di Gertrude Stein sul teatro: quando si sta a teatro la propria percezione emotiva rispetto a quello che accade in scena é sfasato: non riusciamo mentalmente ad andare alla stessa velocità con la quale si svolge lo spettacolo = sensazione di ANGOSCIA

Secondo Aristotele, l’uomo è un ANIMALE MIMETICO: tende ad imitare in due modi un azione
  1. facendo l’azione (replicandola)
  2. raccontando l’azione                  due grandi forme narrative: -testo teatrale
                                                                                                                        -poema epico

> il TEATRO accade “qui e ora” cioè nel PRESENTE: “accadimento accadente”
> la NARRAZIONE è legata al tempo PASSATO (in generale)

Alcuni teorici del ‘500 prescrivono 3 regole per il teatro
- unità di tempo: azione rappresentata che si svolge nell’arco di una giornata
- unità di spazio: non è possibile raccontare due storie contemporaneamente
- (mancante)

Nelle storie teatrali è presente un certo PATHOS verso il finale: bisogno di sapere come andrà a finire.

Secondo l’opinione di Schiller, un grande drammaturgo tedesco e storico del teatro, in uno  spettacolo teatrale, lo spettatore viene “trascinato” dal finale, mentre, nel racconto, il lettore ha la possibilità di soffermarsi su un episodio, di analizzarlo o riguardarlo.

METTERE LE COSE IN CORNICE = investire le cose di significato

Gertrude Stein è anche pittrice. Si occupa di dramma-pittura (paesaggio): consiste nel mettere in relazione le cose per dare un significato. C’è vita ed è l’idea di teatro che ha ribaltato il Novecento. Non c’è una storia.
Il teatro contemporaneo, dunque, è costruito sulla base di questi concetti: Teatro POST-DRAMMATICO (assenza di copioni).

Il teatro è un luogo necessario alla vita comunitaria poiché ci si abitua a ragionare in comunità ( chiedersi il perché delle cose).
Si impara a stare insieme e anche in uno spettacolo si lavora sempre in tanti e insieme.

(MATILDE LIVERANI)

Il “problema” del teatro contemporaneo è che i registi, non utilizzando il copione, presentano al pubblico messe in scena che stravolgono completamente il testo originale, oppure spettacoli anomali, che puntano a destare perplessità, a provocare gli spettatori, che non comprendono quello che stanno vedendo, e sono portati a chiedersi che cosa sta succedendo.
Questa impressione di incomprensibilità non la si ha soltanto nel teatro, ma in generale in tutta l'arte contemporanea a partire dal '900.

Fondamentale per capire la letteratura e l'arte, in particolare quella teatrale, del '900, è la figura di Gertrude Stein. Nata negli Stati Uniti verso la fine dell'800, fu una scrittrice di romanzi d'avanguardia, appassionata di letteratura, arti figurative e teatro. Visse per molto tempo in Europa, dove diventò amica di artisti come Picasso, ed ebbe una relazione con una donna di nome Alice Toklas. Quando ritornò negli Stati Uniti, in occasione della prima rappresentazione di una sua opera, era ormai una figura di spicco nel panorama artistico.
In quel periodo girò il paese tenendo una serie di conferenze intitolate “Plays”, nelle quali presentava le sue chiavi di lettura del teatro del '900.
La Stein nota che, nel momento in cui si assiste ad uno spettacolo teatrale, la percezione emotiva dello spettatore è sempre sfasata rispetto a ciò che succede in scena: o perché ci attardiamo a riflettere su ciò che è appena successo, o perché ci immaginiamo come andrà a finire, siamo sempre un po' troppo indietro o un po' troppo avanti rispetto alla scena. Questo provoca in noi una situazione di turbamento.

Secondo la “poetica” di Aristotele, l'uomo, in quanto animale mimetico, può imitare le azioni in due modi: raccontandole, ed è ciò che genera la letteratura, o facendole, ed è ciò che genera il teatro.
La sostanziale differenza tra la narrativa e il teatro è che, mentre la narrativa ha una struttura tendenzialmente legata al passato,  quindi il lettore si approccia ad essa in una maniera più distaccata, sapendo che la storia che sta per leggere è già finita, ciò che accade a teatro accade “hic et nunc”, qui e ora. Quando si assiste ad uno spettacolo a teatro, infatti, si crea nello spettatore una tensione riguardo l'esito, poiché, anche se la storia è finita, egli finge che stia succedendo in quel momento, quasi per un patto stabilito andando a teatro.

Per ragioni di verosimiglianza, i teorici del '5oo prescrivevano 3 regole fondamentali da seguire quando si rappresenta un dramma a teatro:
  1. Unità di tempo: l'azione raccontata deve durare al massimo una giornata, per non perdere di credibilità.
  2. Unità di spazio: non ci possono essere cambi di scena, tutto deve accadere in una sola stanza
  3. Unità d'azione: per mantenere l'attenzione del pubblico, è necessario raccontare una sola storia (diversamente da ciò che accade nei drammi elisabettiani / shakespeariani, dove vengono raccontate nella stessa opera due storie parallele, con lo scopo di chiarire meglio alcuni aspetti dell'una e dell'altra)
Gli atti, inoltre, sono tradizionalmente 5, come le dita di una mano, proprio per agevolare la memorizzazione del pubblico, che deve riuscire a seguire la storia.

Ritornando alle conferenze “Plays”; Gertrude Stein racconta che l'unica volta in cui si è sentita bene a teatro, è stato quando aveva all'incirca sedici anni, assistendo alla recitazione dell'attrice Sarah Bernhardt in francese, poiché in quel caso, davanti ad una cosa totalmente estranea, in mancanza di coinvolgimento, riusciva a guardarla con distacco.
Tempo dopo, negli anni '20, durante una vacanza in Provenza, Getrude ebbe l'illuminazione riguardo al modo di scrivere i testi teatrali: un dramma deve essere scritto come un paesaggio.

Il significato di questa riflessione è il seguente: l'arte non deve per forza raccontare una storia per essere tale.

Quello che deve fare l'arte è “mettere una cornice”; investire di significato la realtà in modo che smetta di essere guardata per quello che è e la si guardi come metafora del mondo.
Non c'è bisogno di raccontare storie, c'è bisogno di stabilire relazioni tra le cose.

È così che è cambiato il teatro del '900, dando inizio al teatro “post drammatico” degli anni '70, con registi che mettono in scena spettacoli in cui non c'è una storia, con una scrittura scenica che non è una scrittura alfabetica, poiché non scrive delle parole, ma scrive degli elementi scenici.

Perché è così importante il teatro?
Il teatro è un luogo politicamente necessario: infatti, oltre alla funzione artistica esso svolge anche una funzione antropologica, che è quella di far capire come si sta insieme.

(JR LANGIDEN)

Il Dramaturg, l’autore teatrale che scrive le opere, diventa sempre più importante per il teatro.
l’incontro col prof. C. Longhi ha come oggetto le nuove prospettive sceniche e si è parlato di una figura molto importante per capire la letteratura e l’arte del ‘900, che è Gertrude Stein.
Nata in America, negli Stati Uniti, la scrittrice-poetessa visse una buona parte della sua vita in Europa.
A Parigi era molto amica di Picasso, il quale le fece il celebre ritratto del 1906, riconosciuto dagli storici dell'arte come il primo passo embrionale verso lo stile cubista
Ella era apertamente omosessuale e scrisse una biografia.
Ciò che la lega al Teatro è la sua forte passione per esso.
Il periodo dell’800 e del ‘900 viene riconosciuto come quello più all’avanguardia e soprattutto la musica subì un cambio radicale.
Negli anni ‘30 la Stein decise di tornare negli Stati Uniti per assistere alla prima rappresentazione di ‘4 Santi in 3 Atti’ , un’opera importantissima per lei in quanto scrisse il libretto.
Ciò che si notò grazie all’appassionata è che le chiavi di lettura per il teatro erano cambiate: quando si è spettatori di un’opera drammatica si ha una percezione del dramma anacronistica rispetto al momento in cui il dramma vuole comunicarci e la scrittrice ne era un esempio, siccome si definiva ‘turbata’ durante qualsiasi spettacolo.
La politica del teatro ci rivela che l’uomo è un animale mimetico, in quanto attore e quindi rappresentante di molti aspetti.
Esistono 2 tipi di fonti narrative: l’opera teatrale ci racconta tutto al presente ‘HIC ET NUNC’ cioè ‘qui e ora’, mentre il poema epico al passato, cioè racconta qualcosa che è già finito da molto tempo.
Una caratteristica del teatro sono le 3 Unità Aristoteliche che la compongono:
Tempo, Spazio, Azione.
Inoltre gli spettacoli sono suddivisi in 5 Atti (quanto il numero delle dita in una mano) per appoggiare ogni atto ad un elemento concreto (‘Mnemotecnica’).
Il teatro post-drammatico del ‘900 può essere riassunto in una sola frase: ‘non succede nulla, c’è solo vita’.