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Lo spettacolo "Romolo va in pensione" della III H 2015-16 rappresentato all'Arena del Sole

Presentazione di “Romolo va in pensione” della III H ESABAC del Liceo Linguistico “Laura Bassi” di Bologna Il booktrailer “Romolo...

domenica 16 ottobre 2016

Romolo va in pensione: copione

ROMOLO VA IN PENSIONE
(ricavato da Romolo il Grande di F. Duerrenmatt)
                                                                                                                     
ACHILLE E PIRIAMO: Ave, Cesare.
ROMOLO: Salve. Mi sbaglio, o sono oggi le Idi di marzo?
Achille si inchina
ACHILLE: Esatto, augusto imperatore: oggi sono le Idi di marzo.
ROMOLO: E' una data storica. La legge vuole che in questo giorno si paghi lo stipendio a tutti i funzionari e gli impiegati del mio impero. E' un'antica superstizione, nell'illusione che ciò impedisca l'assassinio di altri imperatori. Chiamatemi dunque il ministro delle finanze.
ACHILLE: Il ministro delle finanze è fuggito, maestà.
ROMOLO: Fuggito?
PIRAMO: Con le casse dell'erario, maestà.
ROMOLO: E perché? Se non c'era dentro niente!
ACHILLE: Spera in tal modo di nascondere la bancarotta totale delle finanze imperiali.
ROMOLO: E' stata un'idea eccellente la sua. Non c'è rimedio migliore per nascondere un grosso scandalo, che costituirne uno di più piccole dimensioni. Gli sia dunque conferito il titolo di “Salvatore della patria”. E dove si trova adesso?
ACHILLE: Ha trovato un impiego a Siracusa come contabile in una ditta esportatrice di vini.
ROMOLO: Bene! Auguriamoci dunque che questo fedele servitore dello stato riesca almeno a rifarsi nel commercio delle perdite che comporta la carriera nella pubblica amministrazione. Ecco, prendete.
Romolo si toglie la corona e ne stacca due foglie d'alloro, dandone una ad ognuno dei due.
Fatevi cambiare in sesterzi queste foglie d'oro.
Tenetevi quanto vi spetta e ridatemi il resto, perché devo ancora pagare il io cuoco, l'uomo più importante del mio impero.
ACHILLE E PIRAMO: Sarà fatto, maestà!
ROMOLO: All'inizio del mio regno questa corona, simbolo del potere imperiale, contava trentasei foglie d'oro. Ora non ne restano che cinque.
Si rimette la corona.
E adesso, la colazione.

Giulia entra mentre Romolo fa colazione.
GIULIA: Romolo!
ROMOLO: Sì, mia cara?
GIULIA: Se almeno tu potessi smetterla di mangiare, in un momento simile!
Romolo posa le posate.
ROMOLO: Come vuoi, mia cara.
GIULIA: Sono molto preoccupata, Romolo.
ROMOLO: Appunto perciò devi sederti e mangiare qualcosa.
Giulia si siede sospirando.
GIULIA: Insomma, vuoi dirmi una buona volta qual è questa terribile notizia che è appena arrivata?
ROMOLO: Non lo so. Il messaggero che l'ha portata sta dormendo.
GIULIA: E allora fallo svegliare subito!
ROMOLO: Abbi riguardo per il tuo cuore sofferente, mia cara.
GIULIA: Nella mia qualità di madre della patria...
Romolo interrompe Giulia
ROMOLO: Nella mia qualità di padre della patria sono probabilmente l'ultimo imperatore romano, è già per questo avrò un posto poco favorevole nella storia universale. Come che vada non ci farò certo una bella figura. Ma c'è almeno una gloria che non voglio lasciarmi togliere: non si dovrà poter dire di me che ho disturbato inutilmente il sonno altrui.
La principessa Rea entra.
REA: Buongiorno, padre mio.
ROMOLO: Buongiorno, cara Rea.
REA: Hai dormito bene?
ROMOLO: Da che sono imperatore, dormo sempre bene.
Rea si siede al tavolo
Vuoi del prosciutto, cara?
REA: No, grazie.
ROMOLO: O dell'arrosto di manzo freddo?
REA: No, grazie, neanche.
ROMOLO: Allora un po' di pesce, forse?
REA: Neppure.
Romolo aggrotta la fronte pensieroso
ROMOLO: E neanche del vino greco?
REA: No, padre mio.
ROMOLO: Da quando prendi lezioni di recitazione da Filace, l'attore, ti è passata la voglia di mangiare. Che cos'è che stai studiando, si può sapere?
REA: Il lamento di Antigone che va a morire.
ROMOLO: Lascia stare quel vecchio e lugubre dramma. Impara piuttosto le commedie, è molto più adatto alla nostra situazione.
Giulia è indignata da quanto ha sentito e prende parola.
GIULIA: Senti, Romolo, lo sai benissimo che le commedie non si addicono ad una ragazza che ha il fidanzato prigioniero da tre anni nelle foreste germaniche.
ROMOLO: Non ti agitare, cara. Quando si è ridotti agli estremi, come lo siamo noi, si possono comprendere soltanto le commedie.
ACHILLE: Il ministro della guerra Mares chiede di essere ammesso a parlare con vostra maestà. Dice che è urgente.
ROMOLO: Vorrei proprio sapere perché il ministro della guerra deve sempre farsi annunziare proprio quando sto parlando di letteratura. Digli che venga dopo colazione.
GIULIA: Dì al ministro della guerra che la famiglia imperiale sarà felice di vederlo subito, Achille.
Achille si inchina ed esce.
ROMOLO: Mia cara, tu sei sempre eccessivamente militarista.
Mares entra e si inchina alla famiglia.
MARES: Maestà...
ROMOLO: Chissà perché, ma stamattina tutti i membri della mia corte sono stranamente pallidi. L'ho già notato con il ministro degli interni. Cosa vuoi, Mares?
MARES: Nella mia qualità di ministro responsabile della guerra contro i Germani, sono costretto a pregare vostra maestà di ricevere immediatamente il prefetto della cavalleria Spurio Tito Mamma.
ROMOLO: Ma come, ancora non dorme il campione?
MARES: E' indegno di un soldato dormire quando sa che il suo imperatore è in pericolo.
ROMOLO: Comincia a seccarmi questo senso del dovere dei miei ufficiali.
Giulia si alza in piedi seccata.
GIULIA: Romolo! Bisogna che tu riceva immediatamente Spurio Tito Mamma.
Piramo bisbiglia qualcosa all'orecchio di Romolo.
ROMOLO: Non ce ne è alcun bisogno, moglie mia. Proprio in questo momento Piramo mi annuncia che Odoacre, una delle mie galline, ha fatto un terzo uovo. 
GIULIA: Come osi parlare di pollame mentre il tuo impero vacilla e i tuoi soldati stanno facendo per te i più grandi sacrifici?
ROMOLO: E' assolutamente giustificato da quando le oche hanno salvato il Campidoglio. Comunque non ho più bisogno di Spurio Tito Mamma per conoscere il suo messaggio. Odoacre, principe dei Germani, ha preso Pavia, dato che la gallina che porta il suo nome ha fatto tre uova. Se si verifica un fatto così eccezionale, bisogna pure che abbia un significato, altrimenti vuol dire che non vi sono più leggi a governare la natura.
Costernazione generale.

REA: Padre mio!
GIULIA: Non è vero!
MARES: E' vero, purtroppo, maestà, Pavia è caduta. Roma ha subito la più grave sconfitta che si registri nella sua storia. Il prefetto reca le ultime parole del generalissimo Oreste, caduto prigioniero dei Germani con tutto il suo esercito.
ROMOLO: Le conosco, le ultime parole dei miei generali prima di finir prigionieri dei Germani: “La guardia muore, ma non si arrende” oppure “Morire, non ripiegare!”, mai uno, finora, che non abbia detto qualcosa di simile. Ministro della guerra: dì al prefetto della cavalleria che se ne vada a dormire una buona volta.
Mares si inchina ed esce.
GIULIA: Bisogna che tu faccia qualcosa, Romolo, e subito, altrimenti siamo perduti!
ROMOLO: Vedrò di stendere un proclama alle mie truppe, stasera.
GIULIA: Ma se le tue legioni son tutte passate ai Germani!
ROMOLO: Be', allora nominerò Mares, maresciallo dell'impero.
GIULIA: Mares è un imbecille.
ROMOLO: Certo, ma che vuoi farci: non puoi mica pretendere che ad una persona intelligente venga voglia di fare il ministro della guerra dell'impero romano, oggigiorno. Farò pubblicare un bollettino sulle mie buone condizioni di salute.
GIULIA: Per quel che serve!
ROMOLO: Mia cara, non puoi proprio pretendere che io faccia di più che governare!
ACHILLE: Sono i Germani,  maestà! I Germani sono arrivati!
ROMOLO: E va bene, vuol dire che dovrò riceverli.
PIRAMO: Vostra maestà desidera forse la spada dell'impero?
ROMOLO: Come? Non è ancora impegnata?


Entra Odoacre
ODOACRE: Tu dunque sei Romolo. Per tutti questi anni mi sono sempre occupato di te, nei miei pensieri
ROMOLO: E tu saresti Odoacre. Ti ho sempre immaginato come un nemico, invece sei come me.
ODOACRE: Oggi finalmente è venuto il momento che avevo atteso per tutti questi anni.
Romolo si pulisce la bocca e si alza da tavola.
ROMOLO: Sono pronto, dunque.
ODOACRE: Pronto a fare che?
ROMOLO: A morire.
ODOACRE: Ti aspetti dunque di venire ucciso?
ROMOLO: Tutti sanno come i Germani trattano i loro prigionieri.
ODOACRE: E tu, o imperatore, hai un'opinione così superficiale dei tuoi nemici che credi a quello che tutti dicono?
ROMOLO. E che altro potresti volere, se non la mia morte?
ODOACRE: E' quel che vedrai subito... (chiama) Nipote!
Entra il nipote correndo
NIPOTE: Che vuoi caro zio?
ODOACRE: Inchinati dinnanzi all'imperatore romano, nipote
NIPOTE: Sì, caro zio.  
Il nipote si inchina.
ODOACRE: Ancora di più, nipote.
NIPOTE: Va bene, caro zio.
ODOACRE: Inginocchiati dinnanzi all'imperatore.
NIPOTE:Sì, caro zio.  
Il nipote si inginocchia.
ROMOLO: Che cosa significa tutto questo?
ODOACRE: Rialzati, nipote
NIPOTE: Sì, caro zio.
ODOACRE: Va di nuovo fuori, nipote
NIPOTE: Va bene caro zio.
Il nipote esce
ROMOLO: Non ci ho capito proprio niente.
Odoacre si inginocchia dicendo
ODOACRE: Non sono venuto per ucciderti, sono venuto per sottomettermi a te con tutto il mio popolo.
Momento di silenzio
ROMOLO: Ma è una pazzia, quel che dici!
ODOACRE: Anche un germano può seguire i dettami della ragione, o imperatore.
ROMOLO: Tu ti prendi gioco di me.
Odoacre si rialza in piedi
ODOACRE:Romolo, non possiamo parlare ragionevolmente dei nostri popoli?
Romolo sospira.
ROMOLO: E va bene, parla dunque!
ODOACRE: Permetti che mi sieda?
ROMOLO: Ma che domanda! Sei tu il vincitore.
ODOACRE: Dimentichi che ho appena fatto atto di sottomissione
Silenzio.
ROMOLO: Siediti!
Romolo e Odoacre si siedono: Romolo è interdetto e Odoacre lo osserva attentamente
ODOACRE: Hai visto mio nipote. Si chiama Teodorico. E' un giovane tanto ben educato. Sempre: 'Sì, caro zio, va bene, caro zio...' Non dice altro tutto il santo giorno! Si comporta sempre in maniera esemplare. E intanto sta contagiando tutto il popolo con il suo modo di vivere. Non guarda le donne, beve solo acqua, dorme solo per terra e si esercita continuamente con le armi. Scommetto che adesso, mentre aspetta là fuori, sta facendo ginnastica.
ROMOLO: E' un eroe, evidentemente; non c'è nulla da fare.
ODOACRE: Il guaio è che rappresenta l'ideale del Germani, questo eroe: egli sogna il dominio del mondo, e tutto il popolo sogna questo insieme a lui. E' per questo che ho dovuto intraprendere questa campagna. Ero solo di fronte a mio nipote, ai poeti e a tutta l'opinione pubblica e sono stato costretto a cedere. Ho sperato di poter almeno condurre questa guerra in modo umano: i Romani opponevano poca resistenza, ma quanto più marciavamo verso sud, tanto maggiori diventavano le crudeltà dei miei uomini. Non perché fossero più crudeli di altri eserciti, ma perché tutte le guerra, tutte, nessuna esclusa, sono atroci e disumane. Io ero esterrefatto. Ho tentato allora di concludere la guerra e perciò ero pronto ad accettare l'offerta: lasciar corrompere i miei comandanti. Così ancora potevo forse guidare le cose come volevo. Ancora, dico, perché presto non mi sarà più possibile. Presto saremo definitivamente diventati un popolo di eroi. Salvami, Romolo, tu sei l'ultima speranza che mi resta.
ROMOLO: Speranza? E di che?
ODOACRE: Di sopravvivere!
ROMOLO: E chi ti minaccia dunque?
ODOACRE: Per ora mio nipote è mite, per ora è cortese, ma un giorno, tra pochi anni, mi ucciderà. La conosco, la fedeltà germanica.
ROMOLO: E per questo vuoi sottometterti a me?
ODOACRE: Per tutta la mia vita ho cercato la vera grandezza dello spirito, non quella falsa, non quella di mio nipote che un giorno chiameranno “Teodorico il Grande”. Li conosco gli storiografi! No, io sono un contadino e odio la guerra. Ho cercato uno spirito di umanità che non potevo trovare nelle foreste germaniche. E in te l'ho trovato, imperatore.
ROMOLO: Ti hanno raccontato di un folle, Odoacre. Io mi sono costruito tutta la mia vita in vista del giorno in cui l'impero romano sarebbe crollato. Mi sono arrogato il diritto di essere il giudice di Roma perché ero pronto a morire. Ho preteso dal mio popolo un tremendo sacrificio perché io stesso volevo sacrificarmi insieme ad esso. Ho impedito che il mio popolo si difendesse, ho lasciato che si spargesse il suo sangue perché ero pronto a versare anche il mio sangue. E invece, se ora dovessi vivere, il mio sacrificio non verrebbe accettato. E dovrei fare la figura di colui che è riuscito a salvarsi a spese degli altri?
Uccidimi dunque, Odoacre.
Silenzio, Odoacre è stupito di quanto udito
ODOACRE: E' il dolore che ti fa parlare così. Vinci il tuo dolore e accetta la mia sottomissione.
ROMOLO: E tu sei spinto dalla paura a questa tua proposta. Vinci la paura e uccidimi.
ODOACRE: Ascolta, Romolo: tu finora hai pensato soltanto al tuo popolo, ora bisogna che pensi anche ai tuoi nemici. Se non accetti la mia sottomissione, se noi due non collaboriamo, il mondo cadrà nelle mani di mio nipote Teodorico e ne nascerà un'altra Roma, un impero universale germanico, altrettanto effimero che quello romano e altrettanto sanguinario. La tua opera, la distruzione di Roma, non avrà più alcun senso se lascerai che questo nuovo impero diventi realtà. Non puoi sfuggire alla tua grandezza, Romolo, e agli impegni che essa comporta: tu sei l'unico uomo che sappia governare questo mondo. Abbi pietà, accetta la mia sottomissione, diventa il nostro imperatore, salvaci dalla sanguinosa grandezza di Teodorico.
Silenzio
ROMOLO: Non mi è più possibile, germano. Anche se volessi non ne sarei più capace. Hai distrutto ogni giustificazione per tutte le mie azioni.
ODOACRE: E' questa la tua ultima parola?
Romolo si inginocchia
ROMOLO: Uccidimi, per pietà! Te ne scongiuro in ginocchio.
ODOACRE: Non posso costringerti ad aiutarmi. Il disastro ormai è avvenuto, ma non posso neanche ucciderti perché ti amo.
ROMOLO: E allora, ho un'altra possibilità se ti rifiuti di uccidermi. C'è un solo uomo che voglia ancora la mia morte e sta dormendo davanti al mio letto. Andrò dunque a svegliarlo.
Romolo si alza in piedi
ODOACRE: Non è una soluzione, Romolo. Tu sei disperato. Una simile morte sarebbe soltanto assurda. Un senso potrebbe averlo soltanto se il mondo fosse come te lo sei raffigurato, ma non è così. Anche il tuo nemico è un essere umano e anch'egli vuole come te agire secondo giustizia. Bisogna che ti rassegni alla tua sorte. Non c'è altra via.
ROMOLO: E allora sediamoci di nuovo a tavola.
ODOACRE: Non ci resta altro.
ROMOLO: Che intendi fare?
ODOACRE: Ti concederò una pensione.
ROMOLO: Una pensione?
ODOACRE: E' l'ultima soluzione che ci resta.
ROMOLO: E quindi, da questo momento, l'impero romano cessa di esistere.
Romolo esce a capo chino tra i Germani rispettosi.


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