ROMOLO VA IN PENSIONE
(ricavato da Romolo il Grande di F. Duerrenmatt)
ACHILLE E PIRIAMO: Ave, Cesare.
ROMOLO: Salve. Mi sbaglio, o sono oggi le Idi di
marzo?
Achille si inchina
ACHILLE: Esatto, augusto imperatore: oggi sono le Idi
di marzo.
ROMOLO: E' una data storica. La legge vuole che in
questo giorno si paghi lo stipendio a tutti i funzionari e gli impiegati del
mio impero. E' un'antica superstizione, nell'illusione che ciò impedisca
l'assassinio di altri imperatori. Chiamatemi dunque il ministro delle finanze.
ACHILLE: Il ministro delle finanze è fuggito, maestà.
ROMOLO: Fuggito?
PIRAMO: Con le casse dell'erario, maestà.
ROMOLO: E perché? Se non c'era dentro niente!
ACHILLE: Spera in tal modo di nascondere la bancarotta
totale delle finanze imperiali.
ROMOLO: E' stata un'idea eccellente la sua. Non c'è
rimedio migliore per nascondere un grosso scandalo, che costituirne uno di più
piccole dimensioni. Gli sia dunque conferito il titolo di “Salvatore della
patria”. E dove si trova adesso?
ACHILLE: Ha trovato un impiego a Siracusa come
contabile in una ditta esportatrice di vini.
ROMOLO: Bene! Auguriamoci dunque che questo fedele
servitore dello stato riesca almeno a rifarsi nel commercio delle perdite che
comporta la carriera nella pubblica amministrazione. Ecco, prendete.
Romolo si toglie la corona e ne stacca due foglie
d'alloro, dandone una ad ognuno dei due.
Fatevi cambiare in sesterzi queste foglie d'oro.
Tenetevi quanto vi spetta e ridatemi il resto, perché
devo ancora pagare il io cuoco, l'uomo più importante del mio impero.
ACHILLE E PIRAMO: Sarà fatto, maestà!
ROMOLO: All'inizio del mio regno questa corona,
simbolo del potere imperiale, contava trentasei foglie d'oro. Ora non ne
restano che cinque.
Si rimette la corona.
E adesso, la colazione.
Giulia entra mentre Romolo fa colazione.
GIULIA: Romolo!
ROMOLO: Sì, mia cara?
GIULIA: Se almeno tu potessi smetterla di mangiare, in
un momento simile!
Romolo posa le posate.
ROMOLO: Come vuoi, mia cara.
GIULIA: Sono molto preoccupata, Romolo.
ROMOLO: Appunto perciò devi sederti e mangiare
qualcosa.
Giulia si siede sospirando.
GIULIA: Insomma, vuoi dirmi una buona volta qual è
questa terribile notizia che è appena arrivata?
ROMOLO: Non lo so. Il messaggero che l'ha portata sta
dormendo.
GIULIA: E allora fallo svegliare subito!
ROMOLO: Abbi riguardo per il tuo cuore sofferente, mia
cara.
GIULIA: Nella mia qualità di madre della patria...
Romolo interrompe Giulia
ROMOLO: Nella mia qualità di padre della patria sono
probabilmente l'ultimo imperatore romano, è già per questo avrò un posto poco
favorevole nella storia universale. Come che vada non ci farò certo una bella
figura. Ma c'è almeno una gloria che non voglio lasciarmi togliere: non si
dovrà poter dire di me che ho disturbato inutilmente il sonno altrui.
La principessa Rea entra.
REA: Buongiorno, padre mio.
ROMOLO: Buongiorno, cara Rea.
REA: Hai dormito bene?
ROMOLO: Da che sono imperatore, dormo sempre bene.
Rea si siede al tavolo
Vuoi del prosciutto, cara?
REA: No, grazie.
ROMOLO: O dell'arrosto di manzo freddo?
REA: No, grazie, neanche.
ROMOLO: Allora un po' di pesce, forse?
REA: Neppure.
Romolo aggrotta la fronte pensieroso
ROMOLO: E neanche del vino greco?
REA: No, padre mio.
ROMOLO: Da quando prendi lezioni di recitazione da
Filace, l'attore, ti è passata la voglia di mangiare. Che cos'è che stai
studiando, si può sapere?
REA: Il lamento di Antigone che va a morire.
ROMOLO: Lascia stare quel vecchio e lugubre dramma.
Impara piuttosto le commedie, è molto più adatto alla nostra situazione.
Giulia è indignata da quanto ha sentito e prende
parola.
GIULIA: Senti, Romolo, lo sai benissimo che le
commedie non si addicono ad una ragazza che ha il fidanzato prigioniero da tre
anni nelle foreste germaniche.
ROMOLO: Non ti agitare, cara. Quando si è ridotti agli
estremi, come lo siamo noi, si possono comprendere soltanto le commedie.
ACHILLE: Il ministro della guerra Mares chiede di
essere ammesso a parlare con vostra maestà. Dice che è urgente.
ROMOLO: Vorrei proprio sapere perché il ministro della
guerra deve sempre farsi annunziare proprio quando sto parlando di letteratura.
Digli che venga dopo colazione.
GIULIA: Dì al ministro della guerra che la famiglia imperiale
sarà felice di vederlo subito, Achille.
Achille si inchina ed esce.
ROMOLO: Mia cara, tu sei sempre eccessivamente
militarista.
Mares entra e si inchina alla famiglia.
MARES: Maestà...
ROMOLO: Chissà perché, ma stamattina tutti i membri
della mia corte sono stranamente pallidi. L'ho già notato con il ministro degli
interni. Cosa vuoi, Mares?
MARES: Nella mia qualità di ministro responsabile
della guerra contro i Germani, sono costretto a pregare vostra maestà di
ricevere immediatamente il prefetto della cavalleria Spurio Tito Mamma.
ROMOLO: Ma come, ancora non dorme il campione?
MARES: E' indegno di un soldato dormire quando sa che
il suo imperatore è in pericolo.
ROMOLO: Comincia a seccarmi questo senso del dovere
dei miei ufficiali.
Giulia si alza in piedi seccata.
GIULIA: Romolo! Bisogna che tu riceva immediatamente
Spurio Tito Mamma.
Piramo bisbiglia qualcosa all'orecchio di Romolo.
ROMOLO: Non ce ne è alcun bisogno, moglie mia. Proprio
in questo momento Piramo mi annuncia che Odoacre, una delle mie galline, ha
fatto un terzo uovo.
GIULIA: Come osi parlare di pollame mentre il tuo
impero vacilla e i tuoi soldati stanno facendo per te i più grandi sacrifici?
ROMOLO: E' assolutamente giustificato da quando le
oche hanno salvato il Campidoglio. Comunque non ho più bisogno di Spurio Tito
Mamma per conoscere il suo messaggio. Odoacre, principe dei Germani, ha preso
Pavia, dato che la gallina che porta il suo nome ha fatto tre uova. Se si
verifica un fatto così eccezionale, bisogna pure che abbia un significato,
altrimenti vuol dire che non vi sono più leggi a governare la natura.
Costernazione generale.
REA: Padre mio!
GIULIA: Non è vero!
MARES: E' vero, purtroppo, maestà, Pavia è caduta.
Roma ha subito la più grave sconfitta che si registri nella sua storia. Il
prefetto reca le ultime parole del generalissimo Oreste, caduto prigioniero dei
Germani con tutto il suo esercito.
ROMOLO: Le conosco, le ultime parole dei miei generali
prima di finir prigionieri dei Germani: “La guardia muore, ma non si arrende”
oppure “Morire, non ripiegare!”, mai uno, finora, che non abbia detto qualcosa
di simile. Ministro della guerra: dì al prefetto della cavalleria che se ne
vada a dormire una buona volta.
Mares si inchina ed esce.
GIULIA: Bisogna che tu faccia qualcosa, Romolo, e
subito, altrimenti siamo perduti!
ROMOLO: Vedrò di stendere un proclama alle mie truppe,
stasera.
GIULIA: Ma se le tue legioni son tutte passate ai
Germani!
ROMOLO: Be', allora nominerò Mares, maresciallo
dell'impero.
GIULIA: Mares è un imbecille.
ROMOLO: Certo, ma che vuoi farci: non puoi mica
pretendere che ad una persona intelligente venga voglia di fare il ministro
della guerra dell'impero romano, oggigiorno. Farò pubblicare un bollettino
sulle mie buone condizioni di salute.
GIULIA: Per quel che serve!
ROMOLO: Mia cara, non puoi proprio pretendere che io
faccia di più che governare!
ACHILLE: Sono i Germani, maestà! I Germani sono arrivati!
ROMOLO: E va bene, vuol dire che dovrò riceverli.
PIRAMO: Vostra maestà desidera forse la spada dell'impero?
ROMOLO: Come? Non è ancora impegnata?
Entra Odoacre
ODOACRE: Tu dunque sei Romolo. Per tutti questi anni
mi sono sempre occupato di te, nei miei pensieri
ROMOLO: E tu saresti Odoacre. Ti ho sempre immaginato
come un nemico, invece sei come me.
ODOACRE: Oggi finalmente è venuto il momento che avevo
atteso per tutti questi anni.
Romolo si pulisce la bocca e si alza da tavola.
ROMOLO: Sono pronto, dunque.
ODOACRE: Pronto a fare che?
ROMOLO: A morire.
ODOACRE: Ti aspetti dunque di venire ucciso?
ROMOLO: Tutti sanno come i Germani trattano i loro
prigionieri.
ODOACRE: E tu, o imperatore, hai un'opinione così
superficiale dei tuoi nemici che credi a quello che tutti dicono?
ROMOLO. E che altro potresti volere, se non la mia
morte?
ODOACRE: E' quel che vedrai subito... (chiama)
Nipote!
Entra il nipote correndo
NIPOTE: Che vuoi caro zio?
ODOACRE: Inchinati dinnanzi all'imperatore romano,
nipote
NIPOTE: Sì, caro zio.
Il nipote si inchina.
ODOACRE: Ancora di più, nipote.
NIPOTE: Va bene, caro zio.
ODOACRE: Inginocchiati dinnanzi all'imperatore.
NIPOTE:Sì, caro zio.
Il nipote si inginocchia.
ROMOLO: Che cosa significa tutto questo?
ODOACRE: Rialzati, nipote
NIPOTE: Sì, caro zio.
ODOACRE: Va di nuovo fuori, nipote
NIPOTE: Va bene caro zio.
Il nipote esce
ROMOLO: Non ci ho capito proprio niente.
Odoacre si inginocchia dicendo
ODOACRE: Non sono venuto per ucciderti, sono venuto
per sottomettermi a te con tutto il mio popolo.
Momento di silenzio
ROMOLO: Ma è una pazzia, quel che dici!
ODOACRE: Anche un germano può seguire i dettami della
ragione, o imperatore.
ROMOLO: Tu ti prendi gioco di me.
Odoacre si rialza in piedi
ODOACRE:Romolo, non possiamo parlare ragionevolmente
dei nostri popoli?
Romolo sospira.
ROMOLO: E va bene, parla dunque!
ODOACRE: Permetti che mi sieda?
ROMOLO: Ma che domanda! Sei tu il vincitore.
ODOACRE: Dimentichi che ho appena fatto atto di
sottomissione
Silenzio.
ROMOLO: Siediti!
Romolo e Odoacre si siedono: Romolo è interdetto e
Odoacre lo osserva attentamente
ODOACRE: Hai visto mio nipote. Si chiama Teodorico. E'
un giovane tanto ben educato. Sempre: 'Sì, caro zio, va bene, caro zio...' Non
dice altro tutto il santo giorno! Si comporta sempre in maniera esemplare. E
intanto sta contagiando tutto il popolo con il suo modo di vivere. Non guarda
le donne, beve solo acqua, dorme solo per terra e si esercita continuamente con
le armi. Scommetto che adesso, mentre aspetta là fuori, sta facendo ginnastica.
ROMOLO: E' un eroe, evidentemente; non c'è nulla da
fare.
ODOACRE: Il guaio è che rappresenta l'ideale del
Germani, questo eroe: egli sogna il dominio del mondo, e tutto il popolo sogna
questo insieme a lui. E' per questo che ho dovuto intraprendere questa
campagna. Ero solo di fronte a mio nipote, ai poeti e a tutta l'opinione pubblica
e sono stato costretto a cedere. Ho sperato di poter almeno condurre questa
guerra in modo umano: i Romani opponevano poca resistenza, ma quanto più
marciavamo verso sud, tanto maggiori diventavano le crudeltà dei miei uomini.
Non perché fossero più crudeli di altri eserciti, ma perché tutte le guerra,
tutte, nessuna esclusa, sono atroci e disumane. Io ero esterrefatto. Ho tentato
allora di concludere la guerra e perciò ero pronto ad accettare l'offerta:
lasciar corrompere i miei comandanti. Così ancora potevo forse guidare le cose
come volevo. Ancora, dico, perché presto non mi sarà più possibile. Presto
saremo definitivamente diventati un popolo di eroi. Salvami, Romolo, tu sei
l'ultima speranza che mi resta.
ROMOLO: Speranza? E di che?
ODOACRE: Di sopravvivere!
ROMOLO: E chi ti minaccia dunque?
ODOACRE: Per ora mio nipote è mite, per ora è cortese,
ma un giorno, tra pochi anni, mi ucciderà. La conosco, la fedeltà germanica.
ROMOLO: E per questo vuoi sottometterti a me?
ODOACRE: Per tutta la mia vita ho cercato la vera
grandezza dello spirito, non quella falsa, non quella di mio nipote che un
giorno chiameranno “Teodorico il Grande”. Li conosco gli storiografi! No, io
sono un contadino e odio la guerra. Ho cercato uno spirito di umanità che non
potevo trovare nelle foreste germaniche. E in te l'ho trovato, imperatore.
ROMOLO: Ti hanno raccontato di un folle, Odoacre. Io
mi sono costruito tutta la mia vita in vista del giorno in cui l'impero romano
sarebbe crollato. Mi sono arrogato il diritto di essere il giudice di Roma
perché ero pronto a morire. Ho preteso dal mio popolo un tremendo sacrificio
perché io stesso volevo sacrificarmi insieme ad esso. Ho impedito che il mio
popolo si difendesse, ho lasciato che si spargesse il suo sangue perché ero
pronto a versare anche il mio sangue. E invece, se ora dovessi vivere, il mio
sacrificio non verrebbe accettato. E dovrei fare la figura di colui che è
riuscito a salvarsi a spese degli altri?
Uccidimi dunque, Odoacre.
Silenzio, Odoacre è stupito di quanto udito
ODOACRE: E' il dolore che ti fa parlare così. Vinci il
tuo dolore e accetta la mia sottomissione.
ROMOLO: E tu sei spinto dalla paura a questa tua
proposta. Vinci la paura e uccidimi.
ODOACRE: Ascolta, Romolo: tu finora hai pensato
soltanto al tuo popolo, ora bisogna che pensi anche ai tuoi nemici. Se non
accetti la mia sottomissione, se noi due non collaboriamo, il mondo cadrà nelle
mani di mio nipote Teodorico e ne nascerà un'altra Roma, un impero universale
germanico, altrettanto effimero che quello romano e altrettanto sanguinario. La
tua opera, la distruzione di Roma, non avrà più alcun senso se lascerai che
questo nuovo impero diventi realtà. Non puoi sfuggire alla tua grandezza,
Romolo, e agli impegni che essa comporta: tu sei l'unico uomo che sappia governare
questo mondo. Abbi pietà, accetta la mia sottomissione, diventa il nostro
imperatore, salvaci dalla sanguinosa grandezza di Teodorico.
Silenzio
ROMOLO: Non mi è più possibile, germano. Anche se
volessi non ne sarei più capace. Hai distrutto ogni giustificazione per tutte
le mie azioni.
ODOACRE: E' questa la tua ultima parola?
Romolo si inginocchia
ROMOLO: Uccidimi, per pietà! Te ne scongiuro in
ginocchio.
ODOACRE: Non posso costringerti ad aiutarmi. Il
disastro ormai è avvenuto, ma non posso neanche ucciderti perché ti amo.
ROMOLO: E allora, ho un'altra possibilità se ti
rifiuti di uccidermi. C'è un solo uomo che voglia ancora la mia morte e sta
dormendo davanti al mio letto. Andrò dunque a svegliarlo.
Romolo si alza in piedi
ODOACRE: Non è una soluzione, Romolo. Tu sei
disperato. Una simile morte sarebbe soltanto assurda. Un senso potrebbe averlo
soltanto se il mondo fosse come te lo sei raffigurato, ma non è così. Anche il
tuo nemico è un essere umano e anch'egli vuole come te agire secondo giustizia.
Bisogna che ti rassegni alla tua sorte. Non c'è altra via.
ROMOLO: E allora sediamoci di nuovo a tavola.
ODOACRE: Non ci resta altro.
ROMOLO: Che intendi fare?
ODOACRE: Ti concederò una pensione.
ROMOLO: Una pensione?
ODOACRE: E' l'ultima soluzione che ci resta.
ROMOLO: E quindi, da questo momento, l'impero romano
cessa di esistere.
Romolo esce a capo chino tra i Germani rispettosi.
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